Riccione. “Tempesta emotiva”, l’assassino di Olga ha tentato il suicidio: è in coma

RICCIONE. «Mi stanno demonizzando, ma io mi sono inflitto da solo la condanna a morte». Travolto da una “tempesta emotiva”, stavolta tutta mediatica, Michele Castaldo, 55 anni, ha tentato il suicidio in carcere. L’uomo, finito al centro delle cronache per la riattualizzazione del femminicidio della compagna dopo lo sconto ottenuto in appello, è adesso ricoverato in coma nel reparto di Rianimazione dell’ospedale di Ferrara. E’ la sua maniera di rispondere all’opinione pubblica: trenta anni o sedici anni? Per me è lo stesso, merito di morire.

I farmaci

Castaldo è stato trovato privo di coscienza all’interno della propria cella (è accaduto lunedì 4 marzo, ma la notizia è trapelata soltanto ieri). Accanto a sé c’erano una bottiglia di olio da condimento, svuotata, e poche righe indirizzate alla direttrice dell’istituto penitenziario emiliano. L’ipotesi è abbia assunto tutti in una volta i farmaci somministratigli nel corso di una precedente terapia: lui, all’insaputa dei medici, invece di prenderli, li avrebbe tenuti da parte e miscelati nella bottiglietta, fino a realizzare il micidiale cocktail. Nel frattempo, Castaldo, aveva però inviato per posta una lettera più dettagliata all’avvocato difensore Monica Castiglioni. E’ arrivata quando era troppo tardi per fermarlo. Alla legale riminese, suo unico tramite con l’esterno visto che i familiari hanno da tempo troncato ogni rapporto, il detenuto motiva le ragioni del gesto perché vengano rese pubbliche. Rimorso, ma anche incredulità e rabbia per i commenti ascoltati in televisione. «Non capisco questo polverone dopo due anni dal delitto e dopo quattro mesi dall’appello». Il cliente racconta di scrivere davanti allo schermo e di assistere a una delle varie trasmissioni nelle quali si parla della vicenda con toni contriti e commossi. «E dieci minuti dopo la signora Mara Venier balla e canta».

Si condanna da solo

«Spero di trovare il coraggio di fare una cosa che stavo rimandando non per paura, ma solo per attuare la condanna che mi sono inflitto da solo». La sua idea iniziale – spiega – era quella di pagare il debito con la società e poi andare a Riccione in viale Dante, davanti alla casa dove viveva Olga, la sua vittima, per togliersi la vita in strada.

Un proposito che ha anticipato, evidentemente, come risposta al polverone sollevato, tra l’altro a sproposito, riguardo alle motivazioni del verdetto di secondo grado. «Forse questa mia lettera non fa notizia o meglio “odiens”». L’idea di togliersi la vita come condanna, ma anche riabilitazione postuma. Lo si comprende leggendo la seconda parte della missiva, meno lucida e riflessiva, nella quale pur di respingere la riprovazione sociale e l’etichetta di femminicida geloso, Castaldo arriva a rinnegare la sua stessa confessione che fu invece piena e spontanea, tanto da valergli le attenuanti in appello. «Io e la povera Olga non è vero che stavamo litigando e non c’era alcuna gelosia da parte mia (… ). La sera del delitto stavamo seduti sul divano a bere. La mia unica colpa è che non reggo l’alcol: ho bevuto e non ricordo altro. Ho tutto confuso in testa. Ho girovagato tutta la notte e solo la mattina ho messo a fuoco e tentato il suicidio, tant’è vero che mi sono svegliato in ospedale».

«Chiudo qui»

Alla fine, però, è lui stesso a tagliare corto: “La chiudo qui, altrimenti sembra che mi voglio giustificare”. Nella lettera non ci sono messaggi o parole di pietà per Olga, ma più volte nei colloqui con l’avvocato Castiglioni o in precedenti comunicazioni scritte il detenuto aveva espresso l’intenzione di voler pagare con la vita «quello che ho fatto alla donna che amavo e alla bambina alla quale ho tolto la mamma e sono deciso ad andare fino in fondo». «Vorrei solo far sapere ai miei figli – aggiungeva – che spero almeno di meritare la loro pietà». Le sue ultime volontà sono quelle di essere cremato, con lo spargimento delle ceneri in mare. Nella nota alla direttrice del carcere chiede invece soltanto di sbloccare il suo conto in favore dell’avvocato, per provvedere alle spese per il funerale. Le condizioni dell’uomo vengono definite molto critiche. Del tentato suicidio sono stati informati la procura, la garante dei detenuti e i giudici della Corte d’appello.

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