Modella aggredita sulla pista da ballo. L’inventore del “Tunga” alla sbarra

RIMINI. Violenza privata, lesioni personali e danneggiamento. Sono le accuse per le quali è stato citato in giudizio e oggi comparirà davanti al giudice del Tribunale di Rimini Raffaella Ceccarelli il riminese d’adozione Samuele Baldi, gestore di locali, animatore e noto per avere ideato le serate “Tunga”, marchio di fabbrica del divertimento e della trasgressione. Secondo l’accusa l’uomo, difeso dall’avvocato Monica Rossi, nel corso di una festa che si svolgeva nella discoteca Villa delle Rose, avrebbe aggredito la modella e attrice trentenne Aura Rolenzetti, originaria di Castel San Pietro Terme e nota anche per avere avuto in passato una breve storia sentimentale con Valentino Rossi.

I fatti risalgono al luglio 2016. Entrambi si trovavano nella zona della consolle, quando, stando ad alcune testimonianze raccolte successivamente dai carabinieri della stazione di Misano Adriatico, Baldi avrebbe scostato una spallina della canottiera della modella. Un “scherzo” di pessimo gusto, che aveva avuto l’effetto di mettere in mostra, per un fugace momento, il seno dell’attrice. La ragazza, comprensibilmente indignata e risentita, aveva reagito con veemenza. Dopo uno scambio di epiteti, però, l’uomo – stando al capo d’imputazione – avrebbe afferrato la modella per i capelli per poi strattonarla fino a strapparle la spallina. Nel cadere sulla pista da ballo, a suo avviso perché colpita anche a una coscia, Aura si era fatta male al collo, a un ginocchio e a una caviglia. Successivamente, al pronto soccorso, le diedero dieci giorni di prognosi.

Questa mattina i due potrebbero ritrovarsi faccia a faccia in un’aula giudiziaria. Lui ci sarà di sicuro: l’intenzione è quella di chiedere al giudice la sospensione del processo, attraverso il meccanismo della messa alla prova. Come premessa si impegna a risarcire la parte offesa con la somma di mille euro (per la t-shirt strappata e il mancato guadagno della serata alla quale l’attrice era stata invitata a partecipare). Nei prossimi mesi, poi, dovrà impegnarsi non soltanto a rigare dritto, ma anche a svolgere una qualche prestazione di lavoro di pubblica utilità. Si tratta di una strada percorribile una sola volta nella vita e che, in caso di esito positivo (da valutare dal giudice dopo un congruo periodo di tempo), porta all’estinzione del reato.

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