Giovane preso a randellate al bar a Rimini. “Smettila di parlare male di me”

RIMINI. «Devi smetterla di parlare male di me e di mettere in giro delle voci calunniose». La legittima richiesta di chiarimento, con tanto di appuntamento al bar all’ora dell’aperitivo, si è trasformata in una specie di spedizione punitiva, almeno stando alla ricostruzione della polizia.

Gli agenti delle Volanti della questura intervenuti sul posto per un allarme rissa, hanno infatti denunciato a piede libero con l’accusa di lesioni personali aggravate in concorso tre uomini appartenenti allo stesso nucleo familiare: due fratelli e il padre (di 20, 35 e 56 anni), originari di Napoli e residenti a Rimini. Sono ancora in corso accertamenti per arrivare all’identificazione di almeno altre tre persone che avrebbero partecipato all’aggressione, spalleggiandoli.

I fatti risalgono a giovedì scorso, 21 febbraio. Il “chiarimento” avrebbe dovuto riguardare solo due giovani uomini che si sono dati appuntamento in un bar di Santa Giustina, frequentato da entrambi. Il trentenne di origine campana, convinto che l’altro sparlasse alle sue spalle, si sarebbe però presentato, stando alle testimonianze di altri clienti del locale, in compagnia di un gruppo di amici e parenti. «Erano almeno sei o sette», ha raccontato agli agenti il riminese “obiettivo” del raid (lui ha venticinque anni). Non è chiaro che cosa abbia fatto scattare la scintilla, ma a un certo punto gli animi si sono accesi al punto che dalle parole si è passati alle mani e non solo a quelle. Sono spuntati dei bastoni e in particolare un mattarello: a impugnarlo sarebbe stato il padre del napoletano. Sarebbe stato lui a sferrare il colpo alla testa che, pur colpendo solo di striscio il riminese, lo ha ferito. Un amico del ragazzo preso di mira è intervenuto per difenderlo, ma a sua vola è stato colpito prima che il gruppetto si dileguasse a piedi all’arrivo delle forze dell’ordine.

Agli agenti il venticinquenne, che nel frattempo era stato soccorso e ha rifiutato il ricovero in ospedale (anche perché le lesioni subite erano superficiali), ha raccontato l’accaduto. «Per me la faccenda può anche finire qui», ma i poliziotti hanno proceduto d’ufficio nei confronti degli aggressori, tre dei quali individuati e identificati a poca distanza dal bar: hanno agito in gruppo utilizzando oggetti atti ad offendere (doppia circostanza aggravante). Gli agenti, però, hanno denunciato anche il giovane picchiato per danneggiamento: con l’intenzione di farsi giustizia da sé, infatti, avrebbe rigato – sotto gli occhi dei poliziotti – la portiera dell’auto del rivale.

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