Rimini, la maledizione della coppia assassina. Monica muore, Dritan non è più in sé

RIMINI. Il destino si è rivelato un giudice più severo dei magistrati: della coppia di amanti diabolici capaci di architettare un duplice omicidio nella speranza di farla franca resta solo una foto sbiadita. Un pugno in carcere assestato da un altro detenuto che non voleva fare la fila per il telefono ha ridotto da tempo, e per sempre, Dritan Demiraj a una condizione di invalidità fisica e mentale che gli impedisce di comprendere la realtà che lo circonda.

Le vere “condanne”

Una brutta malattia ha invece ucciso, sabato scorso, dopo averle fatto perdere l’uso delle gambe, Monica Sanchi. Aveva 40 anni. Il decesso della donna è avvenuto nella clinica misanese che aveva accolto la detenuta quando le sue condizioni, senza speranza, non erano più compatibili con il carcere. La giustizia umana, per il duplice di omicidio di Lidia Nusdorfi, ex compagna di Dritan, e Silvio Mannina, ultimo amante di Lidia (tra il 28 febbraio e l’1 marzo 2014), aveva inflitto a Demiraj l’ergastolo, per poi cancellarlo in appello attraverso un “proscioglimento” dovuto all’intervenuta incapacità di partecipare coscientemente al processo. Monica Sanchi era stata condannata in via definitiva a trenta anni di reclusione. In carcere le è stato ben presto diagnosticata la malattia senza appello: una specie di pena di morte.

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