Rimini, “Ora che mi avete arrestato il marito come faccio ad andare in discoteca?”

RIMINI. «Io non mi arrendo». Con queste parole un artigiano riminese di 35 anni ha accolto gli uomini della Squadra mobile della questura di Rimini che in settimana gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. L’accusa è di stalking nei confronti della consorte, con cui non divide più il tetto coniugale dallo scorso anno. Una pausa di riflessione per lui, la fine del loro matrimonio per lei, sua coetanea. L’unico legame per mantenere i rapporti sono i due figli, che lei porta dal padre quasi sempre durante il fine settimana. Una situazione che ha funzionato, fino a quando il marito non ha focalizzato che mentre lui trascorreva il week-end in famiglia, lei poteva passare il tempo a divertirsi. In primis dedicandosi alla sua grande passione: la discoteca.

La persecuzione

Il tarlo della gelosia ha così iniziato a roderlo sempre di più. Ogni occasione è diventata buona per aggredire verbalmente la donna. Sia attraverso messaggi telefonici, sia negli incontri de visu. Situazioni imbarazzanti si sono verificate anche sul posto di lavoro di lei. Nonostante ciò, però, l’ex consorte per un po’ è riuscita a portare avanti, seppure a fatica, la sua nuova vita. Fino a quando l’uomo ha messo in atto una nuova strategia e ha iniziato a coinvolgere nella battaglia anche amici ed amiche della donna. Tutti, indistintamente, hanno subito aggressioni verbali, scenate di vario tipo, minacce. Un copione imparato così bene che anche le persone più vicine all’ex moglie, dopo un po’, preoccupati di possibili conseguenze, hanno deciso di rinunciare alla sua compagnia.

Morale, la giovane signora si è ritrovata da sola, senza più nessuno con cui trascorrere il tempo quando i figli erano con il papà. Era riuscito a farle terra bruciata attorno. Per questo motivo si è decisa a presentare una prima denuncia, che ha portato la procura della Repubblica a chiedere e ottenere dal giudice un’ordinanza restrittiva che gli vietava di avvicinarsi alla moglie nel raggio di 500 metri. Un ammonimento che non ha però spaventato il papà dei due bambini. Imperterrito ha continuato a minacciarla e renderle la vita un inferno. Così è stato nuovamente denunciato e sono scattati gli arresti domiciliari. Provvedimento accolto dalla donna con una domanda spiazzante: «Posso portargli lo stesso i bambini? Altrimenti non so come fare ad andare in discoteca».

La smentita

L’avvocata Sara Antonioli, legale della 35enne, precisa che la propria assistita, parte offesa nel procedimento, non ha mai proferito la frase «ora che mi avete arrestato il marito, come faccio ad andare in disco»? Aggiungendo che di dette parole «non vi è traccia in alcun documento agli atti» dell’inchiesta ancora in corso. L’avvocato Antonioli puntualizza anche «che sino ad oggi, in osservanza a quanto disposto dal decreto del tribunale di Rimini, volontaria giurisdizione», i figli della coppia «trascorrono con il padre fine settimana alternati a quelli con la madre, essendo totalmente calunnioso e falso che l’indagato trascorre tutti i weekend in famiglia, mentre la persona offesa si dedica alla discoteca».

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