Rimini, ai corsi prima del matrimonio la coppia “scoppia” davanti al prete

RIMINI. Il corso prematrimoniale può riservare grandi sorprese. Chi lo considera una semplice formalità da assolvere prima di pronunciare il fatidico “sì” dovrà ricredersi. Le testimonianze dei parroci portano alla luce crisi di coscienza, ripensamenti, fino addirittura a nozze andate in fumo. «Si affrontano temi importanti, si riflette su aspetti fondamentali che il caos della vita quotidiana finisce per porre in secondo piano – spiega don Andrea Turchini della parrocchia di Santarcangelo – per questo può succedere che durante il corso emergano profili inaspettati».

Non ti riconosco più

Quando si fissa la data del matrimonio, generalmente, si è convinti di conoscere appieno la persona che diventerà la propria compagna di vita. Eppure, non è sempre così. Certamente non lo sarà stato per una coppia che don Concetto Reveruzzi, della parrocchia Stella Maris, aveva seguito durante il corso prematrimoniale all’inizio della propria carriera. «Allora ero a Riccione – racconta il parroco – e sì, mi è successo che una coppia abbia deciso di non sposarsi durante il corso prematrimoniale, nonostante la data della cerimonia fissata». Il motivo della rinuncia, secondo il racconto del parroco «era legato a una crisi di coscienza del futuro sposo. Durante il corso – spiega don Concetto – stavamo approfondendo il tema della responsabilità, del rispetto, dell’impegno che con il matrimonio ci si assume verso se stessi e l’altra persona. Questi discorsi devono avere toccato molto un fidanzato, che spinto dai sensi di colpa ha confessato alla futura moglie di avere una doppia vita, amante inclusa». «Quella coppia al corso non l’abbiamo più vista – racconta ancora il parroco – poi dopo qualche tempo ho saputo dalla madre di lei che si erano effettivamente lasciati».

Tra le coppie che don Concetto ha seguito dal 2005 c’è stato anche un altro fidanzamento a veder traballare la propria unione. «Facciamo il possibile per fare un’analisi approfondita della vita di coppia, del senso della famiglia e del sacramento del matrimonio – racconta il religioso – riflessioni che una volta hanno portato una coppia a prendere coscienza, consensualmente, che non erano pronti per il matrimonio. Così, anche loro hanno annullato le nozze».

La possibilità di mettere tutto in discussione è dunque un rischio da prendere in considerazione quando si decide di affrontare uno dei passaggi più determinanti della vita con profonda consapevolezza. «Sì – dichiara infatti don Concetto -. Noi affrontiamo il matrimonio come una vocazione, come una chiamata di Dio, osservando come non esista casualità dal primo incontro al giorno del sì. C’è un filo rosso tessuto dal Signore che lega due persone, in cui niente è lasciato al caso. Per questo è importante affrontare anche i temi più spinosi, tra cui quello del litigio, della crisi e saper affrontare il dialogo, perché la famiglia del “Mulino bianco” non esiste».

Il seme del dubbio

Anche nella lunga esperienza di don Paolo Donati della parrocchia di San Giuliano e Celle, che ha iniziato a seguire le coppie di fidanzati all’inizio degli anni ’80, si annoverano episodi di ripensamenti. «Non possiamo sapere se quelle coppie si siano effettivamente lasciate a causa dei temi affrontati nel corso prematrimoniale – sottolinea don Paolo – però mi è capitato di vedere fidanzati che improvvisamente non si sono presentati agli incontri e che poi hanno annullato le nozze. Altri, invece, magari le hanno posticipate, rimandandole a momenti più “propizi”. In un caso specifico, si sono poi sposati dopo 10 anni».

Tra gli aspetti più problematici che emergono dai confronti tra le coppie durante il corso, secondo don Paolo, ci sono quelli della «gestione famigliare, lavorativa, della difficoltà a uscire da quella che io chiamo “mentalità da single”, cioè il pensare non più come singolo ma come coppia». «Il matrimonio – precisa il parroco – non viene certo presentato con una visione “romantica”, ma come un impegno, una scelta di vita e di responsabilità».

Come è cambiato

Volgendo lo sguardo al passato, emergono le profonde differenze tra i fidanzati di oggi e quelli di ieri. Quelli che, fondamentalmente, si presentavano dal parroco senza avere mai convissuto. «Oltre all’età, che una volta era certamente molto più giovane di oggi – spiega don Andrea Turchini – la diversità maggiore è legata al fatto che anni fa i fidanzati avevano bisogno davvero di sapere, di conoscere tante cose che oggi, invece, conoscono già, perché molto spesso chi decide di sposarsi convive o ha già anche dei figli».

Ad avere la stessa percezione è don Paolo che evidenzia come «una volta si affrontavano temi completamente diversi, gli incontri erano strutturati come lezioni, in cui si spiegava il significato del sacramento e le coppie venivano seguite anche da medici o psicologi, perché gli aspetti da trattare si basavano proprio sulle esigenze della quotidianità, aspetti che oggi non hanno più bisogno di essere spiegati». «Eppure – continua – un tempo il matrimonio, di per sé, era qualcosa di assodato nella cultura delle persone. Oggi non è più così, è per questo che si punta di più sul rinforzare la persistenza dell’unione e approfondirne il significato».

Una necessità avvertita da tutti i parroci, che spinge oggi le parrocchie a ideare nuovi format per i corsi. Ad esempio, alle Celle e San Giuliano il corso dura da novembre fino giugno con incontri circa ogni 15 giorni, quasi il doppio in più rispetto ai canonici 6-8 appuntamenti. A Santarcangelo, invece, si punta sulla convivialità, nella condivisione intensa di un intero week end per la riflessione e lo studio.

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