Rimini, con l’alloggio popolare ma beni per quasi 2 milioni, 5 denunciati

RIMINI. Il caso della centenaria pubblicato nell’edizione odierna del Corriere Romagna (articolo) non sembra isolato. Almeno a giudicare dagli accertamenti degli uomini della Guardia di Finanza di Rimini nel campo della tutela del bilancio pubblico e del contrasto alle condotte di indebita richiesta o percezione di prestazioni sociali agevolate spettanti a cittadini in condizione economica e sociale svantaggiata, collegate alla presentazione di dichiarazioni sostitutive uniche. Indagini che hanno puntato i riflettori su diversi beneficiari di alloggi popolari a canone agevolato in base al reddito sulla base di false dichiarazioni attinenti il patrimonio personale.

L’attività di servizio svolta è scaturita dagli elementi acquisiti nell’ambito della collaborazione istituzionale instauratasi tra il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini ed il Comune di Rimini nell’ambito dei rapporti intrattenuti per l’attuazione del Protocollo d’intesa, sottoscritto nell’anno 2006, in materia di Prestazioni Sociali Agevolate, con riferimento all’acquisizione di notizie relative ad anomalie nelle dichiarazioni ISEE di soggetti beneficiari di alloggi di Edilizia pubblica e sociale, in particolare emerse a seguito delle sostanziali modifiche alla disciplina ISEE, entrate in vigore dall’anno 2015.

In particolare, dopo le prime risultanze che hanno condotto le fiamme gialle ad informare la Procura della Repubblica, è stato l’accertamento dell’esistenza di consistenti patrimoni mobiliari in capo a 11 soggetti assegnatari di alloggio popolare, a fronte di esigui patrimoni mobiliari dagli stessi dichiarati nelle dichiarazioni ISEE per gli anni dal 2012 al 2016.

Di questi 5 soggetti sono stati denunciati per violazione all’art. 316-ter del Codice penale (indebita percezione di erogazioni a danno del bilancio pubblico), mentre nei confronti di altri 6 soggetti sono in corso di notifica verbali per violazioni di natura amministrativa per un ammontare complessivo di 56.884 euro.

Complessivamente l’attività di controllo della spesa pubblica svolta nell’operazione “Free house” ha portato a rilevare che, per gli anni dal 2013 al 2017, a fronte di un ammontare pari a 173.652 euro di canoni di locazione che dovevano effettivamente essere corrisposti all’Azienda Case Emilia Romagna della provincia di Rimini – ne sono stati corrisposti solo per 110.839 euro, facendo così registrare un illecito risparmio ed un corrispondente mancato introito nelle casse societarie di 73mila euro. In sostanza costoro, complessivamente sono risultati titolari di patrimoni che assommano a circa un milione e 800mila euro, mentre hanno attestato in totale solo circa 15mila euro.

All’esito degli accertamenti di polizia economico-finanziaria, è stato eseguito il provvedimento di sequestro preventivo dei beni emesso dal Tribunale di Rimini a carico dei 5 conduttori di alloggi Acer indagati, per un valore fino alla concorrenza dell’illecito provento di reato di € 39.312, (indebito vantaggio di rilievo penale); mentre sono state inviate apposite segnalazioni all’Acer e al Comune, per il successivo recupero dell’indebito beneficio goduto a fronte del ricalcolo del canone di locazione in capo ad ogni singolo assegnatario di alloggio.

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