Riccione, il Comune nega il doppio cognome: due mamme ricorrono al Tribunale

RICCIONE. «Facciamo tutto questo nel solo ed esclusivo interesse dei nostri figli, che hanno il diritto di poter godere dei diritti di tutti gli altri bambini italiani». Serena Galassi è “serenissima”, mentre il legale suo e della sua compagna, l’avvocato Katia Buldrini, spiega i motivi del ricorso depositato venerdì al tribunale di Rimini contro la decisione del Comune di Riccione che ha rigettato la richiesta di dare ai gemelli anche il cognome dell’altra mamma, Giada Buldrini. Tecnicamente: all’ufficiale di Stato civile era stata presentata istanza per il riconoscimento di filiazione fuori matrimonio.

La storia

I gemelli, che oggi hanno 5 anni e mezzo, sono stati concepiti con un ovulo donato da Giada a Serena, fecondato in una clinica specializzata di Barcellona, una delle città dove ormai migliaia di coppie italiane, indistintamente dall’orientamento sessuale, vanno ogni anno per poter coronare il loro sogno di diventare genitori. «La loro è stata una scelta ben precisa – spiega l’avvocato -. Fin da quando hanno deciso di dar corso al loro progetto genitoriale, hanno avuto ben chiaro che i loro figli avrebbero dovuto portare i loro cognomi». Per ottenere questo, quindi, alla documentazione presentata in municipio, hanno allegato la cartella clinica dove si attesta come Giada sia la mamma genetica e non surrogata dei gemelli. Pilatesca la risposta con cui il Comune ha detto no. E che così si può riassumere: la legge italiana dice che per dare ai figli il doppio cognome la coppia deve essere composta da un padre e da una madre. Io, ufficiale giudiziario quindi, non posso discrezionalmente, sovvertire questo ordine. «Una chiara violazione dell’articolo 3 della Costituzione – sottolinea l’avvocato Buldrini -. Vuole dire che io non godo degli stessi diritti di tutti i miei connazionali, perchè sono omosessuale, cosa che invece l’articolo non recita».

Il ricorso

Ricevuta via Pec lo scorso 12 dicembre la risposta negativa, il legale ha predisposto il ricorso, redatto sulla base dell’ex articolo 95 Dpr n° 396/2000, in nome di Serena Galassi «in proprio» e per conto di Serena Galassi «quale rappresentante ed esercente la potestà». «Se la Cassazione ammette la trascrizione di nascite avvenute all’estero ed anche l’adozione del figlio del partner – evidenzia l’avvocato -, perchè dovrebbe negare il riconoscimento da parte della madre genetica dei suoi figli? Il non ottenere il riconoscimento dell’altra madre va a discapito totale dell’interesse dei minori che è superiore a tutto». Così la pensa il tribunale di Genova che lo scorso 8 novembre ha dichiarato illegittimo il rifiuto del Comune di trascrizione del doppio cognome chiesto da una coppia di fatto, proprio come sono Serena e Giada.

Un cammino ancora lungo

«Perchè abbiamo aspettato fino ad oggi per presentare questa istanza? Perchè auspicavamo che lo Stato italiano adeguasse le proprie leggi. Quando sono nati non c’erano le unioni civili o la step child adoption», spiega Serena. «Giada – prosegue – è madre a tutti gli effetti. Con questo atto vogliamo mettere in chiaro le cose, ma solo ed esclusivamente a beneficio dei nostri figli».

Che non è una cosa di poco conto. Giada, infatti, per la legge italiana è una “nullità”, non conta nulla. Nel caso la coppia rompesse la loro unione, per esempio, lei non potrebbe rivendicare niente per i gemelli. Così come al momento non può rivendicare di essere la mamma naturale, nella malaugurata eventualità di una prematura scomparsa della compagna. I bambini verrebbero affidati ai nonni di Serena.

Problema che non tocca e condiziona, per ora, la loro serenità. Tutto merito delle loro madri e delle rispettive famiglie. Sorride Serena: «Sono loro a spiegare ai compagni di classe e di gioco, perchè hanno due mamme. E quando qualcuno gli dice che non si può fare, gli rispondono: non è impossibile, noi le abbiamo».

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