Chiudere i giornali per salvare le edicole?

Chiudere i giornali per salvare le edicole? Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Vito Crimi, per spiegare agli italiani l’emendamento che taglia i finanziamenti all’editoria, ha tirato in ballo la categoria legata a filo doppio al nostro destino. Il politico M5S lo ha fatto dai microfoni Rai (“6 su radiouno”) dopo che al cronista del Corriere è stato consentito, grazie agli amici lettori che hanno rilanciato e dato visibilità all’articolo-appello pubblicato mercoledì scorso, di intervenire sui falsi argomenti di un provvedimento giustificato solo dall’odio per le voci libere. In questi casi è impossibile interloquire e, quindi, ribattere in diretta alle inesattezze, alle compiaciute supercazzole e agli slogan iperliberisti del sottosegretario di un governo che non taglia, come è giusto che sia quando si parla di cultura, i finanziamenti a libri, cinema, teatro, balletto e opera lirica. I fondi per l’editoria non rappresentano una distorsione del mercato, ma semmai un correttivo. Non sono nati per sostenere un settore in crisi, ma per dare voce agli editori “puri” e no profit, a garanzia del pluralismo di un bene come l’informazione che, basta dare una sbirciata alla Costituzione, non è un “prodotto” qualsiasi di una qualsiasi impresa commerciale. Aiutare gli edicolanti affossando i giornali, però, è come sostenere i gelatai privandoli dei frigoriferi. Non c’è da stupirsi, nella manovra del popolo c’è addirittura di peggio: togliere a chi lavora per dare a chi non lavora.

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