RIMINI. La condanna non ancora passata in giudicato, rimediata dopo l’inchiesta sulla pedopornografia che l’ha coinvolto nel 2003, non lo ha assolutamente segnato. Anzi. L’evoluzione tecnologica, il potenziamento dei motori di ricerca e scarico di foto e video dalla Rete, gli ha permesso di mettere assieme una “biblioteca” degli orrori, tra le più grandi mai scoperte in Italia.

Migliaia di vittime

Immagini di bimbi e bimbe, di tutte le etnie, di età compresa da 0 a 18 anni, stuprati da adulti, ragazzini. Tante, tantissime anche le vittime più piccole orrendamente seviziate da animali. Materiale da far dar di stomaco e sconvolgere anche chi quotidianamente ha a che fare con questo mondo. Non è stato difficile trovarne “traccia”. Quando la polizia postale, comandata dalla procura delle Repubblica, ha suonato alla sua porta, alle 7 della mattina di mercoledì, in un’ora in cui in una casa normale si fa colazione e ci si prepara per andare al lavoro, il computer dell’uomo, un pasticciere riminese di 59 anni, sposato e con figli, era in piena attività: stava infatti scaricando immagini e video.

Alla luce del sole

Si sentiva particolarmente sicuro di sé l’arrestato, la postazione del Pc non era nascosta in cantina ma in bellavista nel salotto di casa. Agli esperti della Polposta è bastato poco per capire che oltre a rifornire la propria disgustosa raccolta, il pasticciere quel materiale lo scambia con altri maniaci. Video e immagini che, come ormai accertato da tempo, vengono immessi nel circuito pedopornografico con relativa sicurezza. Questo grazie ad un software che rende anonimo l’indirizzo Ip da cui avviene la spedizione. L’uomo non si limita solo a scaricare e scambiare immagini orripilanti. Secondo l’accusa risulta che sia anche particolarmente attivo su diversi forum di pedofili.

Il fascicolo passa alla Dda

Ora il 59enne, che lavora in un centro del riminese, è stato rinchiuso in cella di isolamento, nel carcere dei Casetti. La procura ha chiesto la convalida dell’arresto.

Sarà l’ultimo atto della magistratura riminese. Gli uffici al terzo piano del palazzo di Giustizia, infatti, dovranno spogliarsi immediatamente dell’indagine: la pedopornografia on line, infatti, è una tipologia di reato di competenza della Direzione distrettuale antimafia.

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