Violenza sessuale a Rimini: venditore di rose condannato a 4 anni

RIMINI. Quattro anni di reclusione. È la pena che il tribunale di Rimini ha inflitto a Monir Md Lakayra, 37 anni, bengalese. L’uomo, un venditore di rose, doveva rispondere dell’accusa di violenza sessuale nei confronti di una turista danese di 26 anni. L’uomo, il 26 agosto scorso, aveva seguito in bici la ragazza all’uscita di un locale e poi l’aveva aggredita palpeggiandole le parti intime da sotto al gonnellino per poi scappare quando lei si era divincolata. «Mi ha infilato due dita nel sedere», aveva riferito lei ai militari del nucleo radiomobile accorsi sul posto (le sue dichiarazioni sono state acquisite dai giudici). «Gli ho tolto la mano e poi quando lui è montato in sella ho cercato di raggiungerlo a piedi senza riuscirci». A indirizzare gli investigatori verso l’autore del gesto era stato un cuoco appena uscito dal lavoro, cliente abituale di un bar di viale Regina Elena, zona dove accadde il fattaccio. «Ho assistito alla scena e so chi è quell’uomo: vende le sue rose qua attorno».

La sera successiva una coppia di carabinieri attese il bengalese sulla porta del bar. Indossava gli stessi abiti della sera prima e fu riconosciuto sia dalla donna aggredita sia dal testimone. Gli investigatori recuperarono, grazie alle telecamere di videosorveglianza, immagini dell’uomo immediatamente precedenti e seguenti l’aggressione tra le quali una breve sequenza video di lui che pedala in tutta fretta con la ragazza che lo insegue di corsa. Lo straniero, allora, negò l’aggressione: «Temevo lei volesse rubarmi la bici». Ieri, invece, ha ammesso le proprie responsabilità e si è pubblicamente scusato per il suo comportamento. Il pm Davide Ercolani, che coordinò l’indagine e ha portato l’uomo alla sbarra a tempo di record (giudizio immediato), aveva chiesto la condanna a quattro anni e quattro mesi. Scontata la pena il bengalese, difeso dall’avvocato Elisabetta Sorze, sarà espulso. In precedenza l’orientale era già stato denunciato altre tre volte per fatti simili, ma mai condannato.

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