Locali chiusi a Riccione per la Tari, il patron del Cocoricò: “Paghiamo, apriamo e chiediamo i danni”

RICCIONE. «A Capodanno il Cocoricò sarà aperto e funzionante. Pagheremo quello che dobbiamo e riotterremo la licenza del locale, e non mancheremo di ricorrere al Tar». È un’autentica promessa quella di Fabrizio De Meis, il legale rappresentante del Cocoricò, la discoteca recentemente colpita dalla sanzione del Comune di Riccione, che ne ha disposto la chiusura per tre mesi, fino a marzo, per non aver pagato la tassa sui rifiuti del 2018. Ben 18mila euro di Tari, che il locale principe della movida notturna della Perla verde dovrà corrispondere prima possibile, se vorrà riaccendere le luci e la musica all’interno della celebre “piramide”.

«Proprio la settimana scorsa – dichiara Fabrizio De Meis – abbiamo inviato al Comune un bonifico di 3mila euro, ma nonostante questo, l’amministrazione ci ha fatto piombare addosso questa sanzione “punitiva”, con tutta la consapevolezza di poter mettere in crisi la nostra attività proprio in un momento delicato come quello delle festività natalizie, obbligandoci alla chiusura».

Un’eventualità che, invece, stando alle dichiarazioni di De Meis, non si verificherà «al cento per cento, per Capodanno il Cocoricò sarà aperto – ribadisce infatti il “patron” della discoteca – pagheremo il prima possibile tutto il nostro debito e ritorneremo in possesso della nostra licenza, in modo da poter lavorare e incassare».

«Quello che proprio non comprendo – sottolinea – è il senso di portare un’attività economica, un’azienda, che deve “pagare” a chiudere proprio mentre potrebbe guadagnare quei soldi con cui soddisfare il proprio debito. Lo trovo paradossale, un controsenso».

Pur non mettendo in discussione il diritto del Comune di riscuotere quanto dovuto, De Meis non può fare a meno di evidenziare una «mancanza di senso nel suo agire, anche perché – puntualizza – l’amministrazione ha a disposizione tutti gli strumenti per il recupero del credito, tra cui anche il pignoramento degli incassi. Farci chiudere è un’azione punitiva che ci impedisce di lavorare».

Ulteriori perplessità sono quelle che De Meis riserva sulle precedenti dichiarazioni dell’amministrazione, che, secondo il patron del Cocoricò «avrebbe rifiutato pagamenti rateizzati, poiché il debito del 2018 non è ancora “cartellizzato” e di conseguenza non può essere frazionato in rate. Inoltre, essendo il Cocoricò una discoteca che svolge meno di 60 serate all’anno, avremmo diritto alla riduzione sulla Tari, e l’importo dovrebbe essere ridotto».

Riflettendo ancora sulle decisioni adottate dall’amministrazione guidata da Renata Tosi, De Meis si augura che «lo stesso trattamento sia riservato a tutte le attività che nel 2018 non hanno pagato la Tari».

Con la stessa determinazione con cui afferma la volontà di onorare il prima possibile il debito contratto, De Meis annuncia però anche l’intenzione di «ricorrere al Tar e richiedere al Comune i danni economici che la sanzione della chiusura ci ha causato. Abbiamo dovuto sospendere la vendita delle prevendite e la “pubblicità” che ci è stata fatta non va certo nella direzione di “riempire” il locale».

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