RIMINI. C’è un filo conduttore macchiato di sangue e marcato da un profondo disagio esistenziale che allaccia Rimini al 17enne sospettato di aver spruzzato lo spray al peperoncino dentro alla discoteca di Corinaldo. Dalle ricostruzioni è emerso che all’inizio del suo cammino per le strade della droga e del crimine, il ragazzo studiava in un istituto riminese. Residente a Senigallia ma di origini centroamericane si sarebbe trovato di recente a Rimini in quanto ospite di una casa protetta, dopo essersi distaccato dai nonni cui era stato affidato. Casa protetta o centro di recupero le cui porte si erano aperte proprio a causa degli episodi sempre più “borderline” che lo avevano visto agire prima da complice e poi da protagonista. E proprio a Rimini, stando alle parole della nonna, il 17enne si sarebbe “rifugiato” per raggiungere la madre. Il giovane si trova ora però agli arresti nel centro di accoglienza interno alla procura minorile di Ancona, per essere interrogato – dal tardo pomeriggio di ieri – dalla procuratrice Giovanna Lebboroni. Fino a ieri sera, ha sempre negato di essersi trovato alla Lanterna Azzurra venerdì sera scorso.

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