Rimini, omicidio Niang, condannato a due anni per aver custodito l’arma del delitto

RIMINI. Due anni di reclusione. E’ la pena inflitta ieri dal giudice dell’udienza preliminare Benedetta Vitolo al 22enne albanese Artmir Mehmetllanaj accusato di aver detenuto in concorso con il presunto assassino il revolver Smith & Wesson 357 magnum utilizzato dall’amico per uccidere Makha Niang, il giovane africano freddato da un colpo di pistola nella notte tra il 17 e 18 aprile scorso lungo via Coletti.

L’imputato, difeso dall’avvocato Massimo Melillo, inizialmente era finito in manette perché gli investigatori sospettavano fosse coinvolto nel delitto. Le indagini hanno escluso la circostanza. Scagionato dall’accusa più grave doveva però rispondere della detenzione dell’arma: al momento dell’arresto – che risale a otto mesi fa – la pistola era stata trovata sotto al sedile del passeggero dell’auto su cui lui e l’amico viaggiavano. Erano stati i carabinieri a intercettare il Suv e a catturare i due occupanti dopo un inseguimento, documentato dalle loro stesse telecamere: «Il video dell’arresto – ha sottolineato in aula il pm Paolo Gengarelli – andrebbe mostrato nelle scuole delle forze dell’ordine». Un’operazione che squarciò, a partire dal ritrovamento della Smith and Wesson, sulla misteriosa uccisione.

«Sono innocente: lui mi ha portato a fare un giro in macchina – ha detto l’imputato rivolgendosi al giudice – ero all’oscuro della presenza dell’arma: mi sono trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato».

Alla dichiarazione spontanea del ventiduenne ha replicato lo stesso pm Gengarelli, titolare anche del fascicolo sull’omicidio: «Scopro oggi che l’imputato ha una voce e parla, per otto mesi ha evitato di rendere dichiarazioni coprendo l’autore di un omicidio».

L’accusa aveva chiesto la condanna, per la detenzione dell’arma a quattro anni di reclusione. Contestualmente al verdetto, in considerazione della possibilità da parte di Mehmetllanaj di beneficiare della sospensione condizionale della pena, l’imputato è stato immediatamente scarcerato.

Resta ovviamente in carcere, invece, l’altro albanese – Genard Llanaj, 27 anni, difeso dall’avvocato Tiziana Casali – sospettato non solo di avere detenuto il revolver, ma anche di averlo utilizzato per uccidere il giovane senegalese.

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