RIMINI. Aveva bisogno, il prima possibile, di 1.200 euro in contanti. Così, quando l’ex fidanzato ha detto di aver trovato un finanziatore pronto a dare un assegno da 4mila euro che si sarebbero dovuti spartire (lui avrebbe trattenuto la metà esatta), ha ringraziato di cuore. E fatto molto di più, nonostante il suo mecenate le avesse detto che ben 800 euro, erano da considerarsi interessi.

«Salderò anche il tuo debito» gli aveva detto, mentre riceveva la fotocopia dell’assegno post datato che l’aveva salvata da chissà quale altro pasticcio. Passate le settimane è quindi arrivato il momento della restituzione del debito. Ma quando il “mecenate” ha chiesto di far fronte all’impegno preso, la donna gli ha detto di non essere in grado di restituire neppure i suoi 1.200 euro.

Spiazzato dalla risposta, vedendo che le sue insistenze non davano i risultati desiderati, l’uomo ha ben pensato passare a metodi più persuasivi. Così ha chiesto ad un amico di telefonare un paio di volte alla donna, per minacciarla di dar fuoco al locale della figlia se non avesse pagato. Minacce da rendere “terribili” usando un accento siciliano. Davanti a questa prospettiva, la signora è corsa a denunciare l’accaduto ai carabinieri. Quindi ha raccontato tutto al suo mecenate che le ha confessato di aver architettato lui tutta la messa in scena, anche perchè i 1.200 euro da lei incassati li aveva messi di tasca sua: contava infatti di “fregarla” facendosi restituire i 4 mila. Davanti alla confessione la signora è tornata in caserma per ritirare la denuncia, cosa impossibile perchè i reati su cui avevano già iniziato ad indagare sono perseguibili d’ufficio. Il mecenate, difeso dagli avvocati Piero Ippoliti Martini e Marianna Mordini, si ritrova così a processo per usura e tentata estorsione. La vittima, invece, si sarebbe ricostruita una vita, in un paese caldo del sud America.

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