RIMINI. Perde la causa con il proprietario dello studio che ha affittato. E per non pagare 25mila euro, come imposto dal tribunale e al contempo evitare di vedersi spogliare la casa dei beni preziosi a causa del pignoramento disposto dal giudice, sposta la residenza in un capanno diroccato, un vero e proprio pollaio, in mezzo alle campagne del riminese. Quadri e opere d’arte, esposte nel salotto “buono”, per il momento sono state “salvate”. Il nome dell’avvocatessa, invece, è finito nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Rimini. L’ipotesi di reato che le viene contestata è quella dell’articolo 388 del Codice penale, ovvero “mancata esecuzione dolosa di un provvedimento del giudice”. Denunciato, ma per falso in atto pubblico, anche il dipendente del Comune che ha verificato e certificato l’improbabile nuova residenza della professionista.

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