RIMINI. Assolto dall’accusa di essere il mandante degli spari contro la casa del commercialista, ma condannato per un’altra tentata estorsione ai suoi danni e per una decina di truffe alla pena di sette anni e quattro mesi di reclusione.

È il verdetto del Tribunale di Rimini nei confronti di Maurizio Pietropaoli, commerciante d’auto originario di Avezzano (L’Aquila), dove era titolare di una concessionaria, con interessi anche in Romagna, dal quale le parti offese sostengono di vantare crediti quantificati in oltre 110mila euro.

Nei confronti dell’uomo, difeso dagli avvocati Carlo Alberto Zaina e Marica Pozzi, la pubblica accusa rappresentata in aula dal pm Luigi Sgambati aveva chiesto la pena di otto anni e dieci mesi per tutti i capi d’imputazione.

L’oscura vicenda dei raggiri agli acquirenti era venuta alla luce nel corso dell’inchiesta della Squadra mobile sull’attentato ai danni del professionista riminese avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 aprile 2017. Quattro colpi di pistola esplosi sia contro l’Audi A3 sia contro l’ingresso principale dell’abitazione.

I giudici hanno ritenuto di non aver raggiunto la prova del coinvolgimento dell’imputato indicato dalla stessa parte offesa come il mandante della gravissima intimidazione. È invece stato ricostruito un secondo episodio nel quale le pressioni per vedersi restituire le vetture date in comodato d’uso dal venditore avevano superato il limite, almeno per i giudici (il commercialista parte offesa è assistito dall’avvocato Andrea Guidi). Stando all’accusa Pietropaoli supervalutava le vecchie auto e concedeva vetture di cortesia, prese a noleggio, nell’attesa dell’arrivo dell’auto nuova indicata dal cliente. Le macchine, in realtà, in diversi casi non sono mai arrivate.

Il commercialista, che aveva consigliato l’acquisto ad alcuni suoi clienti, una volta compreso di essere stato truffato si era dato da fare per avvertire gli altri (assistiti dagli avvocati di parte civile Davide Grassi e Diego Pensalfini) e invitarli a non restituire a loro volta le auto, e aveva presentato denuncia. L’avvocato difensore Zaina, soddisfatto per la caduta del reato più grave (costato l’arresto al suo assistito) preannuncia comunque il ricorso in appello.

Mercoledì 5 dicembre sempre davanti al Tribunale, ma in un processo distinto, sarà discussa la posizione di Mirko Sutera (difeso dall’avvocato Alessandro Sarti), uno dei due presunti autori materiali del raid a casa del commercialista. L’assoluzione del presunto mandante potrebbe complicare le cose per l’accusa. L’altro sicario, reo confesso, ha da tempo patteggiato la pena di tre anni e quattro mesi. Mario Romano, riminese, dopo essere stato individuato aveva vuotato il sacco confessando ragioni e modalità del gesto. Avrebbe fatto fuoco «per fare un favore» e «riparare un debito di gratitudine a una persona che, nei momenti difficili, si era offerto di sfamare la mia famiglia». Ma non aveva intenzione, aggiunse fin dal primo interrogatorio davanti alla Squadra mobile, di fare del male a nessuno e infatti così era andata.

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