RIMINI. All’esito di complesse indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica nella persona del sostituto procuratore Luca Bertuzzi, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Rimini da stamane stanno dando esecuzione, con la collaborazione dei colleghi della Guardia di Finanza di Ferrara e delle autorità di San Marino, a perquisizioni e ad un provvedimento di sequestro “per equivalente” emesso dal gip di beni per 10 milioni di euro nei confronti di quattro persone (due residenti in provincia di Ferrara e due sul Titano), ritenute responsabili del reato di riciclaggio.

Gli accertamenti effettuati dalle Fiamme gialle riminesi hanno consentito di svelare un meccanismo finalizzato a sostituire denaro contante con assegni emessi da persone che potrebbero essere con ogni probabilità addirittura inconsapevoli dello scopo, bypassando in tal modo i presidi previsti dalla normativa di prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio. Le somme in assegni, versate su conti correnti sammarinesi, venivano poi messe in sicurezza attraverso l’integrale trasferimento da San Marino verso società con sede in Paesi quali Panama, Dubai, Emirati Arabi, Hong Kong.

Le persone coinvolte

Interessati dal provvedimento sono due gioiellieri di Ferrara e due professionisti con cittadinanza della Repubblica di San Marino responsabili, secondo le risultanze investigative, di aver riciclato denaro quantificato in 5 milioni di euro. Altri cinque soggetti (tre di origine campana e due siciliani) sono stati interessati dalle indagini perché ritenuti responsabili di esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

L’indagine

In sostanza, gli accertamenti capillari fatti scattare dai finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Rimini su una copiosa serie di transazioni finanziarie sospette, avrebbero fatto emergere un sofisticato meccanismo finalizzato a sostituire il denaro contante di sospetta provenienza illecita “polverizzandolo” in oltre 2mila assegni. Nello specifico, lo schema di “money laundry” avrebbe visto all’opera di cosiddetti “collettori” (in prevalenza pregiudicati di origine campana, tra i quali anche un gioielliere, risultato anche contiguo con la criminalità organizzata) per la raccolta di assegni post-datati emessi da privati e commercianti nell’ambito delle loro attività d’impresa, successivamente “monetizzati” con denaro contante di dubbia provenienza. Una volta “ripulita” la liquidità in mano ai pregiudicati mediante illecite e abusive operazioni di “sconto”, gli
assegni – con tanto di clausola di non trasferibilità ma privi dell’indicazione del beneficiario – venivano consegnati agli autori dell’illecita pratica per completare il riciclaggio: dopo aver inserito nel campo “beneficiario” alternativamente il nome di due società di diritto sammarinese, gli indagati provvedevano a versare gli assegni sui conti correnti a queste intestati, simulando così plausibili operazioni commerciali.
In realtà, come emerso dalle indagini dei finanzieri riminesi, tra l’emittente degli assegni e le società beneficiarie non è risultato intercorrere alcun rapporto commerciale che giustificasse quei pagamenti, mentre le due persone giuridiche sono invece risultate essere riconducibili di fatto agli indagati; poi le somme in assegni versate sui conti correnti sammarinesi venivano trasferite verso società con sede in Paesi extra UE.

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