Rimini, faceva innamorare le ragazze dell’Est e poi le massacrava di botte

Rimini, faceva innamorare le ragazze dell’Est e poi le massacrava di botte

RIMINI. L’ufficio Violenze di genere del Commissariato di polizia di Cesena aveva circoscritto l’ultimo episodio: quello che aveva fatto “traboccare il vaso” e gli aveva fatto stringere le manette ai polsi con una delle accuse ora finite in aula. Esattamente un anno fa veniva arrestato un insospettabile 40enne riminese con l’accusa di essere un “collezionista” di donne polacche. Da far innamorare prima e da maltrattare e picchiare poi.

Da allora è stato (quasi subito) scarcerato e molte delle accuse sono state archiviate. Nell’aula del giudice Andrea Falaschetti è arrivata in questi giorni l’ultima in ordine temporale: quella che aveva preceduto di poco i guai giudiziari per il 40enne cioè aver percosso la “fidanzata del momento”.

L’uomo (difeso dall’avvocato Nicoletta Galliani) dopo le indagini dell’Ufficio Violenze di genere del Commissariato era stato raggiunto da un ordine di cattura chiesto dalla Pm Paola Bonetti al Gip ed eseguito dalla Squadra Mobile di Rimini.

Quella che allora veniva indicata come la sua ultima vittima era l’allora compagna, polacca con la quale conviveva nel Cesenate. La donna si era recata in ospedale perché il 40enne aveva sbattuto in auto mentre trasportava anche il figlio dei due. In quel contesto aveva preso il coraggio a due mani ed era entrata negli uffici di polizia vicini al pronto soccorso. Mostrando le ferite che portava addosso (per più di 20 gironi di prognosi poi computati). Ferite dovute alle botte ricevute nei giorni precedenti.

Iniziarono le indagini. Nelle deposizioni, la donna spiegava che molte delle percosse erano avvenute anche davanti al figlio di 4 anni che cercava di proteggerla. Lui “l’accusava” di sperperare denaro, ed era geloso. Questi i “motivi” di schiaffi pugni e calci. Anni prima, quando si erano conosciuti, era sempre stato affabile e carino. Facendola innamorare. Con la convivenza nel Cesenate poi erano iniziate le violenze e c’è di più. La donna riferì agli investigatori che anche le precedenti fidanzate di lui erano polacche. E che avevano ricevuto analoghi trattamenti.

Il passato che ritorna

A quel punto i poliziotti scavarono nel passato dell’uomo. Capirono con chi conviveva prima a Rimini: sempre una giovane polacca. Scoprirono anche che la donna, un giorno, andando alle Poste per spedire dei soldi alla figlia (che non vive in Italia) senza ricordarsi “il perché” era finita in coma all’ospedale Infermi con un trauma cranico patito mentre pedalava sulla sua bici. Le accuse spiegavano che in quei giorni l’uomo l’aveva incrociata fuori casa. Malgrado le fosse stato “intimato” di non uscire dall’abitazione. L’aveva inseguita e colpita alla testa con una sbarra di ferro. Facendola finire in coma. L’uomo non era mai stato accusato di quella aggressione. La vecchia fidanzata, rintracciata, è scoppiata a piangere ricordando quei giorni.

E lo “specialista” nel far innamorare polacche, per andarci a convivere e picchiarle agli investigatori aveva raccontato senza timore alcuno episodi della sua vita passata. Dal 2007 in avanti. Le accuse per il quali finì in cella in attesa di giudizio sono di maltrattamenti in famiglia e verso fanciulli, nonché lesioni colpose.

Manipolatore

La spiccata propensione ad avere influenza sulle donne e a manipolarle anche dal punto di vista psicologico, aveva portato il Gip a sancirne la detenzione ai Casetti, durata non molto. Tutti gli episodi passati (vagliati dalla magistratura) sono infatti stati oggetto di archiviazioni.

Resta a giudizio questo ultimo ma in aula la donna che un anno fa l’aveva denunciato piena di lividi al corpo ora noi c’è più. Ha ritirato la querela (per quanto questo non incida sulla parte processualmente procedibile d’ufficio) ed ha ripiegato tornando a vivere in Polonia. Tra le spettanze, anche della difesa, c’è che possa venire a raccontare in aula nei dettagli tutto. In maniera da dare un’esatta dimensione al giudice degli episodi di cui si discute. Nella prima udienza è stata sentita una testimone del pubblico ministero. Testimonianze dell’accusa che proseguiranno dalla prossima udienza. Prevista a novembre 2019.

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