Rimini, l’ex di Gessica Notaro dal carcere: “Sono innocente, non chiedo perdono”

RIMINI. «Sono innocente, come faccio a chiedere perdono?». Edson Tavares continua a gridare, dal carcere di Piacenza nel quale è detenuto, la sua verità. Giova ripetere che, nonostante sia stato riconosciuto colpevole in primo grado e anche in appello (sia per lo sfregio con l’acido a Gessica Notaro sia per le condotte persecutorie che lo precedettero) la presunzione di innocenza vale anche per lui, almeno fino a quando la sentenza non sarà definitiva.

Gli avvocati difensori del capoverdiano (Riccardo Luzi, Alessandro Pinzari e Andrea Tura), che per il solo fatto di svolgere fino in fondo la loro professione hanno sopportato negli ultimi mesi minacce e insulti personali e alle loro famiglie sui social, a dispetto di un quadro indiziario ben delineato continuano legittimamente la loro battaglia e preannunciano il ricorso in Cassazione. Intanto rivendicano lo “sconto” ottenuto in appello: 15 anni 5 mesi e 20 giorni rispetto ai 18 anni rimediati dal loro assistito nel doppio processo riminese di primo grado. «Tutto ciò – precisano – in accoglimento di quanto prospettato dalla difesa dell’imputato e nonostante l’opposizione della parte civile, grazie al riconoscimento della riunione dei processi, del vincolo della continuazione e della riqualificazione della recidiva contestata in senso più favorevole all’imputato».

“Scottati” dalle polemiche seguite alla trasmissione “Ballando con le stelle”, i legali di Tavares escono allo scoperto ancora una volta per dare voce al loro assistito che, dietro le sbarre, continua a professarsi innocente e a chiedere loro di andare avanti. Su “Eddy” pesano come macigni gli indizi raccolti nel corso dell’inchiesta, a partire dalla testimonianza della parte offesa, che si dice certa di averlo riconosciuto mentre le gettava addosso il contenuto della bottiglietta, ma anche la mancanza di un alibi credibile e il movente della gelosia, alimentato da mesi di atti sconsiderati nei confronti della donna o dei suoi amici. La difesa, però, non demorde: «La professione di innocenza e la presenza di palesi, lampanti e gravi incongruenze in ordine ai fatti contestati, di cui evidentemente non è stato tenuto conto nella sentenza di appello, ci impongono il dovere di anticipare fin d’ora che verrà proposto ricorso per Cassazione». I legali, infine, spiegano come tecnicamente per le lesioni a Gessica e lo stalking, siano stati inflitti a Tavares 13 anni e 11 mesi di reclusione: si arriva a 15 e 5 mesi e 20 giorni per via di altri reati satellite, come i maltrattamenti per il taglio alle orecchie del cane, che nulla hanno a che vedere con la questione principale.

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