Rimini, getta acqua bollente addosso al padre perché gli nega i soldi per la droga

RIMINI. Picchia i genitori per farsi dare i soldi per la droga. Con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni è stato arrestato un trentaduenne disoccupato residente in Valconca.

I carabinieri della tenenza di Cattolica gli hanno notificato l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Rimini Benedetta Vitolo su richiesta de pubblico ministero Davide Ercolani, titolare delle indagini.

La difficile situazione familiare va avanti da due anni e mezzo, periodo nel quale, stando alle accuse, i genitori si sono privati di tutto, perfino dei gioielli di famiglia, per andare incontro alle esigenze del figlio. Lui, a volte facendo ricorso alla forza (schiaffi e calci perfino alla madre invalida all’ottanta per cento quando si rifiutava di soddisfare le sue richieste) si è fatto dare almeno ventimila euro. Le sue pretese andavano dai cento ai mille euro alla volta. Un paio di volte avrebbe costretto il padre a uscire di notte per prelevare il denaro dal bancomat. «Ti meno, ti spacco le ossa, ne ho bisogno e quindi non dovete rompere i c…..».

Più volte i coniugi, una coppia che non vive certo nell’oro, ammaccati per le botte ricevute in casa, hanno scelto di non farsi medicare in ospedale per non mettere nei guai il congiunto. Stando agli investigatori gli episodi di violenza nei loro confronti sono stati almeno una decina. Una sola volta il padre non ha potuto fare a meno di correre al pronto soccorso: il figlio, infatti, gli aveva appena gettato addosso dell’acqua bollente al culmine di una discussione in cucina. «È stato un incidente domestico» è stata la spiegazione dell’uomo ai medici, per giustificare l’ustione di secondo grado al braccio destro e al fianco sinistro (venti giorni di prognosi). Alla fine, esasperato e quasi suo malgrado, si è convinto a denunciare ai carabinieri le vessazioni subite tra le mura domestiche. La speranza dei genitori è che, una volta messo alle strette, il figlio si convinca della necessità di rivolgersi a un centro specializzato o a una comunità di recupero per intraprendere un percorso di disintossicazione dalle sostanze stupefacenti. La sue personalità è deformata dalla droga e, secondo quando si legge nell’ordinanza, lo rende incurante di ogni più elementare regola di convivenza civile e privo di rispetto nei confronti di chi lo ha cresciuto e non ha mai smesso di fornirgli sostegno morale e materiale, nonostante le vessazioni subite.

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui