RIMINI. Massaggiatrici in topless e “lieto fine” garantito attraverso alcune tre le più comuni pratiche sessuali. La Procura di Rimini (pubblico ministero Luca Bertuzzi), nella convinzione dell’evidenza della prova, ha chiesto il giudizio immediato nei confronti del trentanovenne imprenditore Walter Di Placido, residente a Borghi (Forlì-Cesena), presunto ideatore dell’iniziativa, accusato di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione.

Ecco le tariffe

Secondo gli investigatori, dietro l’apparente costituzione di una associazione culturale orientaleggiante con sede a Pesaro l’uomo, difeso dall’avvocato Luca Greco, avrebbe dato vita a un centro massaggi all’interno di Villa Principe (via Marignano) nel quale le sue collaboratrici si prostituivano con i clienti.

Tutti uomini di fascia economico-sociale medio alta che per un massaggio con tanto di “lieto fine” pagavano somme che andavano da 90 a 200 euro.

Casalinghe e impiegate

Le sedute a luci rosse erano affidate alle mani, e non solo, di ragazze-squillo, ma anche di impiegate e casalinghe interessate ad arrotondare le loro entrate e reclutate alla bisogna. Al momento del controllo, all’interno dei locali del casolare, ce n’erano dodici, tre delle quali identificate come disponibili ad accontentare le richieste dei frequentatori del centro fino in fondo, e due clienti, entrambi sammarinesi.

«All’oscuro di tutto»

Di Placido, nell’interrogatorio di garanzia che risale a meno di tre mesi fa, aveva negato ogni addebito sostenendo di non essere coinvolto nella gestione del locale.

«A quanto ne sapevo io – aveva detto al giudice – lì dentro si praticavano soltanto messaggi tantrici e olistici, ma niente di sessuale. Il mio ruolo nella società? Mi sono limitato a cercare una villa nella zona (un casolare tra gli ulivi) e poi a prenderla in affitto».

Socio indagato a Pesaro

Il suo socio, però, un cinquantunenne pesarese sotto accusa nelle propria città di origine nell’ambito della stessa inchiesta per la gestione di un secondo centro massaggi analogo al primo, ha a sua volta addossato le principali responsabilità all’altro ed è intenzionato a patteggiare (è difeso dall’avvocato Umberto Levi) per chiudere al più presto la vicenda giudiziaria che lo riguarda. Secondo l’accusa l’importo per le prestazioni veniva versato direttamente ai titolari. Un giro d’affari, stando agli investigatori, molto remunerativo.

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