Acido sul viso, i legali di Tavares: un solo processo per alleggerire la pena. Gessica Notaro si oppone

RIMINI. «È andato tutto come ci aspettavamo, mi auguro però che i due procedimenti, anche se riuniti, non vengano considerati uno conseguenza diretta dell’altro. Sono due episodi diversi e molto gravi. Unificare la pena non sarebbe corretto». Così Gessica Notaro ha commentato, poco dopo le 14 di ieri, la decisione dei giudici della prima sezione della Corte d’Appello di Bologna di discutere, il prossimo 15 novembre, la possibilità di riunire in un solo procedimento i due processi che hanno visto altrettante condanne per l’ex fidanzato Edson Tavares: dieci anni per lesioni personali gravissime provocate dal lancio di acido sul viso di Gessica e otto anni per stalking. A chiedere che le violenze scaturite dalla loro travagliata storia d’amore siano giudicate assieme sono stati i difensori del capoverdiano, gli avvocati Riccardo Luzi e Alessandro Pinzari che, ovviamente, puntano ad ottenere il riconoscimento della continuazione tra i due rati. Del resto i due dibattimenti hanno mostrato sovrapposizioni inequivocabili. Che tradotto vorrebbe dire: una condanna unica con conseguente sostanzioso sconto di pena. I giudici felsinei possono anche decidere di fare un’udienza unica ma con due sentenze distinte.

Una richiesta cui si sono opposti i legali di Gessica Notaro, gli avvocati Fiorenzo e Alberto Alessi che ieri, invece, erano già pronti per discutere e chiedere la conferma della sentenza di primo grado. Non si è invece opposta la pubblica accusa. Fatto che potrebbe avere una certa importanza nello sviluppo della vicenda processuale. A rappresentarla ieri in udienza c’era il sostituto procuratore generale aggiunto Paolo Giovagnoli. Che non è un magistrato qualunque in questa vicenda. Il dramma della giovane show girl, addestratrice di leoni marini, lo conosce nei minimi dettagli. Fino a qualche mese fa, infatti, era alla guida della procura della Repubblica di Rimini. Di sicuro il rinvio è stato accolto molto favorevolmente dalla difesa che, nei due processi a Rimini, con la pubblica accusa e i giudici ha avuto scontri al calor bianco. «Quello che abbiamo particolarmente apprezzato – sottolinea Luzi – è l’attenzione con cui la corte ha ascoltato le nostre motivazioni. Il tutto in un clima molto sereno e di rispetto, totalmente diverso da altri contesti».

Ieri in aula Gessica, dopo 8 mesi, ha rivisto Edson, tenuto a debita distanza da molti agenti della penitenziario. I loro sguardi non si sono però mai incrociati. «L’ho fissato per molto tempo ma lui non ha mai alzato lo sguardo da terra. Come mi sono sentita? Non è bello, riaffiorano tutti i ricordi ed è molto pesante, difficile. Però si fa».

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