“Condannato” a lavorare in Tribunale a Rimini. Ma era stato interdetto dai pubblici uffici

RIMINI. Per cinque anni è stato un volenteroso “impiegato” dell’Ufficio Gip-Gup del Tribunale di Rimini, addetto alle fotocopie di fascicoli delicatissimi e atti coperti dal segreto investigativo. Solo dopo aver dato fuoco allo scooter di un vicino di casa per “vendetta” o più probabilmente in preda a una crisi nervosa colleghi, cancellieri e giudici hanno scoperto che l’uomo, un riminese di 51 anni, tossicodipendente di vecchia data, rimasto al loro fianco così a lungo, era stato messo là da una cooperativa sociale per scontare in maniera alternativa una vecchia condanna per droga. Una circostanza della quale nessuno sapeva nulla, compresa la nuova presidente del Tribunale che ha “ereditato” il lavoratore, indirizzato a palazzo di giustizia, se non per rimpinguare gli organici, almeno per dare sollievo al personale, stremato dalla mole di lavoro e dall’assenza di turn-over.

Come ci è finito?

Non è chiaro come possa essere accaduto, ma nell’ufficio è finito così un uomo seguito dal Sert e con una condanna definitiva per droga a sette anni di reclusione, parte della quale “indultata”. La sentenza prevedeva addirittura l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Ma se lui non poteva entrare dalla porta, attraverso la cooperativa sociale, ha fatto ingresso a palazzo di giustizia dalla finestra.

Le normative

L’ordinamento penitenziario, con la legge numero 354 del 26 luglio 1975, prevede infatti alcune modalità alternative di esecuzione delle condanne rispetto alla tradizionale reclusione in carcere. Vi possono accedere i detenuti che devono scontare un residuo di pena nei limiti fissati dalla legge: fino a tre anni o fino a sei nel caso di problemi di tossicodipendenza o dipendenza da alcol, se sono impegnati a seguire un programma terapeutico concordato con il Sert o con la comunità terapeutica (vi possono accedere anche i condannati che si trovano in uno stato di libertà e che non sono soggetti a detenzione).

Opportunità non valutata

Il cinquantunenne ha usufruito di una possibilità, ma qualcuno non ha valutato appieno l’opportunità di inserire, sia pure con mansioni limitate, un collaboratore con una fedina penale non specchiata. Per la verità, nel periodo durante il quale ha svolto il servizio (e scontato la sua condanna) non ha dato adito a lamentele. L’episodio che ha portato in carcere il problematico soggetto (domani è previsto un incidente probatorio per la perizia psichiatrica) rischia di diventare un caso: segnerà una svolta sulle modalità di reclutamento degli “ausiliari” delle sempre più oberate e sguarnite cancellerie del Tribunale.

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