RIMINI. Aveva sbandierato ai quattro venti l’intenzione di rilanciare il “Pepenero”, ma l’avventura del nuovo patron del locale, l’imprenditore Andrea Verde titolare della società aggiudicataria, è finita prima ancora di cominciare. Quella che doveva essere solo una pura formalità prima della stipula del contratto d’affitto e la riapertura in grande stile, si è rivelata un autogol: la fideiussione consegnata nelle mani dell’amministratore giudiziario Giancarlo Ferrucini si è rivelata “falsa sia nella forma sia nel contenuto” come ha confermato la banca chiamata in causa, consultata dopo i primi sospetti dagli investigatori del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza. L’istituto di credito, con sede a Genova, ha disconosciuto il documento e specificato che la società “Service et Qualité” legata a Verde non figura neppure tra i suoi clienti. Le conseguenze della scoperta non saranno indolori per l’imprenditore milanese: si ritrova indagato con l’accusa di “turbata libertà degli incanti”, reato punito fino a cinque anni di reclusione. Sarà chiamato a dare spiegazioni del taroccamento. Nel frattempo però per il “Pepenero” si allontana la prospettiva di riaprire i battenti, perlomeno a breve. Difficilmente, però, tornerà all’asta, dopo una doppia esperienza negativa (la prima era stata annullata). Per adesso torna nelle mani dell’amministratore giudiziario che si rimetterà alla decisione del Gip. La procura (pm Luca Bertuzzi) auspica, proprio per accorciare i tempi, l’avvio di una trattativa privata alle stesse condizioni del bando (140mila euro per il primo dei sei anni di gestione). Verde ne aveva messi sul piatto ventimila di più e aveva vinto la seconda asta. Laureato in Economia e commercio all’Università Bocconi di Milano, dopo una parentesi nel settore della vendita di prodotti audiovisivi destinati ad un pubblico adulto, era tornato alla commercializzazione di prodotti petroliferi allargando i suoi interessi al settore alberghiero. Trapiantato in Francia aveva annunciato di voler dedicarsi all’attività con grande entusiasmo: un ritorno al passato, quello nel mondo della notte, in quanto sosteneva di aver collaborato a lungo con il leggendario Nicolino Materia, padrone di locali notturni e ideatore dei primi spettacoli sexy di Moana e Cicciolina. Tra Verde e le “peperine” ormai di mezzo c’era solo la fideiussione. Quella che ha presentato sembrava regolare, con tanto di logo e carta intestata della banca. L’istituto di credito però non aveva mai emesso il documento. E la verità è saltata fuori grazie allo scrupolo dell’amministratore, del pm e, soprattutto, delle verifiche degli uomini della guardia di finanza.

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