RIMINI. La distribuzione di utili, che anche in base alla relazione dei commissari di Bankitalia non sarebbe potuta avvenire, vista la crisi della banca, prima del 2017. Sarebbe questo uno dei punti cardine dell’indagine bis sulla Carim che nelle ultime ore ha visto la consegna da parte del nucleo di polizia tributaria del comando provinciale della guardia di finanza di cinque avvisi di “proroga indagine” ad altrettanti tra amministratori e manager dell’istituto di credito di piazza Ferrari e della Fondazione che di fatto solo ora apprendono di essere sotto indagine: l’istituto dell’avviso di garanzia, infatti, non esiste più.

E proprio su quest’ultimo soggetto si starebbero concentrando le attenzioni dei finanzieri guidati dal tenente colonnello Marco Antonucci su mandato del pubblico ministero Luca Bertuzzi. Gli investigatori cercano di “capire” se anche la nuova Banca Carim è caduta negli “errori” che avevano portato al suo commissariamento ma, soprattutto, qual è il ruolo della Fondazione: se quello “istituzionale” o invece di vera e propria “padrona” della banca. Una indagine complessa che vedrà le fiamme gialle avvalersi della collaborazione di un consulente per spulciare i bilanci della Carim nuova gestione. Procura e finanza stanno anche cercando di capire se sono ravvisabili comportamenti anomali da parte di figure che hanno rivestito ruoli prima nella stanza dei bottoni della banca e poi sono passati in quelli della Fondazione e viceversa.

Carim 1. Per quanto riguarda la prima indagine, il prossimo 8 marzo saranno 23 gli indagati che compariranno davanti al Gup di Rimini, Fiorella Casadei, che dovrà decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio. Le ipotesi di reato formulate dalla procura vanno dall’associazione per delinquere, false comunicazioni sociali e indebita restituzione dei conferimenti. Reati commessi, per l’accusa, negli anni 2009 e 2010. Secondo le indagini della Gdf alla “governance” della Carim di quegli anni c’era «un sodalizio criminale – hanno stigmatizzato gli investigatori – composto dai vertici dell’istituto, in carica nel periodo dal 2009 fino al commissariamento che, a seguito di elargizione di mutui e di finanziamenti non assistiti da adeguate garanzie, ometteva dolosamente di evidenziare nei bilanci le perdite già maturate da tempo tramite stime e valutazioni palesemente non corrispondenti alla reale situazione del credito».

Banca d’Italia. Nella prima inchiesta erano finiti indagati anche i due commissari di Bankitalia Riccardo Sora (di cui si sta parlando in questi giorni anche per le sue ispezioni a Banca Etruria) e Piernicola Carollo per cui la procura ha disposto l’archiviazione. Richiesta avanzata dopo che Banca d’Italia ha giudicato impeccabile il loro lavoro svolto a Rimini. «Se i commissari si fossero opposti alla vendita delle azioni – scriveva – avrebbero procurato allarme nei correntisti con conseguente corsa agli sportelli che avrebbe anche potuto portare l’istituto di credito al default». Contro l’archiviazione ha presentato ricorso il Comitato tutela piccoli azionisti guidato dall’ex comandante provinciale della Guardia di finanza di Rimini, il generale Enrico Cecchi.

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