RIMINI. «Non so perché l’ho fatto, mi vergogno della mia debolezza: chiedo perdono a tutti». In lacrime, l’avvocato 39enne Lidia Gabellini, arrestata giovedì mattina con l’accusa di peculato, per aver svuotato (per oltre 200mila euro) i conti del clochard Andrea Severi e di un altro giovane di cui amministrava i beni, di fronte al gip ha ammesso tutto, e di più: ha raccontato di altri ammanchi e di aver sottratto altri 40mila euro ad altri due suoi “tutelati”.

La difesa chiede i domiciliari e pensa alla perizia psichiatrica. Intanto lei lascia la professione: «Sono fragile e confusa», e al gip ha ammesso di essere sotto cura psichiatrica da due anni.

Il successo simulato. Non si sentiva all’altezza della professione, la Gabellini. Al gip Sonia Pasini e al pm Davide Ercolani ha raccontato del suo complesso di inferiorità rispetto al marito, noto professionista in ambito medico. E dell’inquietudine cresciuta dopo aver accettato gli incarichi di amministratore di sostegno tra cui quello di Severi, il clochard a cui nel 2008 quattro giovani riminesi diedero fuoco. Delle cause di cui letteralmente si dimenticava e delle bugie, dette in famiglia e ai colleghi, per nascondere i “fallimenti” professionali. A questo, le sarebbero valsi tutti i soldi sottratti: l’auto pagata col denaro di Severi valeva a mostrarsi capace di reggersi sulla propria professione; e il resto del denaro andava a coprire le bugie: raccontava ai clienti di aver vinto le loro cause in tribunale, e invece a volte le perdeva, a volte se ne dimenticava letteralmente e pagava di tasca sua (o, meglio, coi soldi dei suoi “tutelati”).

La casa a Madonna di Campiglio. Eppure, in famiglia, non sarebbero mancate le avvisaglie. Come quando due anni fa, la 39enne comprò alla cieca una casa a Madonna di Campiglio da un milione e 200mila euro: trovò l’annuncio sul web, si precipitò sul posto e la comprò senza contrattare sul prezzo. Firmò il rogito e staccò due assegni da 650mila euro scoperti. Quando chi doveva incassare se ne rese conto, la famiglia corse ai ripari versando la cifra e togliendo così la donna dai guai. La rivendettero poco tempo dopo per recuperare un po’ del denaro, ma ci persero ben mezzo milione di euro. Nell’interrogatorio durato tre ore, la Gabellini ha raccontato in lacrime anche questo: in quel periodo cominciò la cura da uno specialista, poco tempo dopo aver dato alla luce sua figlia. Non era sotto cura invece quando le venne affidato l’incarico come amministratore di sostegno, ha precisato di fronte agli inquirenti l’arrestata, ma la situazione sarebbe precipitata di lì a poco.

«Lascio la professione». Con qualche collega, la Gabellini si era già sfogata: avrebbe lasciato la professione, troppa la pressione a cui non sapeva come reagire. In ogni caso, lunedì pomeriggio si riunirà il Consiglio dell’Ordine presieduto da Giovanna Ollà per valutare se attivare la procedura di sospensione cautelare. Non si tratta di una misura sanzionatoria: quella interverrà solo nel caso di una condanna definitiva. Nel frattempo, le indagini del pm Ercolani proseguono: c’è soprattutto da far luce sugli altri episodi che la donna avrebbe raccontato e che non rientrano nelle ipotesi di accusa degli inquirenti. In aggiunta agli oltre 200mila euro sottratti dai beni che la donna avrebbe dovuto amministrare per Severi e l’altro ragazzo suo assistito, ci sarebbero altri 40mila euro di “ammanchi”: sempre come amministratore di sostegno, avrebbe sottratto 30mila euro da un assistito, e 10mila da un altro. Al giudice, ha smentito infine le accuse lanciate di fronte all’assistente sociale al legale di Severi solo per coprire i suoi ammanchi: di Maurizio Ghinelli disse che si era intascato migliaia di euro in nero. Accusa ritrattata di fronte al gip.

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