Il vescovo detta ai sacerdoti le regole anti pedofilia:

RAVENNA. Mai più confessioni “private”, mai più sms o chat coi ragazzini della parrocchia, mai più colloqui solitari coi minorenni. Mai più regali ai bambini. Regole ferree perché un altro “caso don Desio” non si verifichi mai più: il vescovo chiama a raccolta i preti a San Pietro in Vincoli e detta le nuove norme; di fronte alle segnalazioni, dice, si parta subito con verifiche, denunce alla magistratura e procedimenti canonici. E ancora: è vero, qualche parrocchiano di don Desio aveva informato il vescovo dei suoi «comportamenti», tant’è che «avevamo già pensato per lui un “cambiamento”», dice monsignor Lorenzo Ghizzoni, che però esclude che i parrocchiani avessero denunciato che «dietro le sue attività potessero esserci reati sessuali con minorenni». Le precisazioni, monsignor Ghizzoni, le affida a una lunga intervista apparsa ieri mattina sull’ultimo numero di “Risveglio Duemila”, il settimanale della diocesi fino a una settimana fa diretto proprio dal parroco arrestato e ora “firmato” dal giornalista Giulio Donati. Il monsignore ribadisce quanto detto ai parrocchiani di Casal Borsetti («don Desio va curato, pregate per lui») e annuncia le misure di prevenzione, perché certi fatti non capitino più. Parla di un «piano di formazione specifica alla prevenzione» e di un vero e proprio sistema di «vigilanza per evitare che personaggi che soffrono di questi disturbi si inseriscano nei nostri mondi educativi».

Sono proprio questi i concetti illustrati nel dettaglio ieri mattina di fronte a presbiteri, diaconi e religiosi. Con loro, ha voluto trattare lontano da ogni microfono il difficile caso-don Desio e chiarire quali siano i limiti da osservare nei rapporti coi minorenni. «Gli adulti stiano con gli adulti, i ragazzi con i ragazzi; si eviti che un bambino o adolescente rimanga solo con un adulto, chiunque esso sia, in locali chiusi, in auto, in casa, in palestra – sintetizza una nota dell’Archidiocesi che racconta dell’incontro di ieri mattina -. Sacerdoti, religiosi e personale educante evitino ogni forma di regalo a bambini e adolescenti. Si eviti anche ogni tipo di gestualità. Gli educatori si guardino dal comunicare con minorenni via sms, mms o chat su temi personali, intimi e sentimentali». Prima di tutto, dice il vescovo, si lavori per il bene del bimbo, e poi massimo rispetto sia per la vittima che per l’abusatore. Lo stesso, monsignor Ghizzoni, riserva a don John: parla della sua «caduta morale», sì, ma spera per lui in un «percorso psicoterapeutico prolungato».

 

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