Lasciato a morire in auto a Lugo, gli amici del “Balla” puntano all’abbreviato

RAVENNA. La dose di metadone, la decisione di spostare l’amico in piena overdose da un sedile all’altro, il cellulare sottratto e poi spento, il corpo agonizzante abbandonato nell’auto chiusa a chiave e parcheggiata al sole in un posto appartato, e quella inspiegabile, fatale decisione di aspettare che il tempo decidesse la sorte di Matteo Ballardini. Sono gli elementi che fanno parte dell’accusa più grave, che li coinvolge tutti e quattro: omicidio volontario. Ha preso il via stamane il processo per la morte di “Balla”, il 19enne di Lugo trovato senza vita il pomeriggio del 12 aprile 2017 nel parcheggio nei pressi di una ditta in zona Madonna delle Stuoie. Davanti al giudice per l’udienza preliminare Janos Barlotti compariranno la 22enne di Lavezzola Beatrice Marani (difesa dall’avvocato Fabrizio Capucci), il coetaneo lughese Simone Giovanni Palombo (tutelato dall’avvocato Raffaele Coletta), il 28enne di origini brasiliane Leonardo Morara (tutelato dall’avvocato Pierluigi Barone) e il 25enne marocchino Ayoub Kobabi (difeso dall’avvocato Nicola Laghi). Poco più di otto mesi fa erano stati arrestati, al termine delle indagini condotte dalla squadra Mobile e coordinate dal procuratore capo Alessandro Mancini e dal sostituto procuratore Marilù Gattelli, che il 6 dicembre scorso avevano chiesto il rinvio a giudizio. L’unica imputata presente è la ragazza; in tribunale anche i genitori del giovane deceduto. L’intenzione informale della maggior parte delle difese è di chiedere l’abbreviato, rito che comporterebbe uno sconto di pena; in un caso si guarda invece al dibattimento.

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