Scritte inneggianti a Satana tra edifici e macerie a Ravenna

RAVENNA. «Satan for president». Ci sono frasi come queste nei palazzi abbandonati di Marina Romea. Parole tracciate sul muro con una bomboletta spray nera e avvolte dalle fiamme color rosso fuoco. Ancora una volta – dopo il caso del relitto Vomv Gaz della pialassa Piomboni raccontato ieri sulle pagine del Corriere Romagna – l’esoterismo e i simboli di strani rituali si celano nei luoghi del degrado. Questa volta però i ritrovi non avvengono dentro la pancia di un mercantile ucraino abbandonato, ma tra le macerie di due palazzine mai ultimate nel cuore della località marittima ravennate.

In fondo a viale dei Salici, dove comincia il piazzale della Pialassa a Marina Romea, si trovano infatti da anni due luoghi di assoluto degrado.

Sarebbero dovuti diventare appartamenti e negozi nuovi per la località e invece non essendo mai stati ultimati, sono diventati luoghi di desolazione e abbandono. Tra quelle scale rotte, i tubi del gas penzolanti e gli arbusti cresciuti tutti intorno si potrebbe celare un segreto oscuro, ma anche uno spaccato di realtà giovanile che preoccupa.

Scritte e graffiti

Una grande cancellata in ferro che circonda tutta l’area dovrebbe impedirne l’accesso, ma in realtà – come sempre accade – una breccia è stata creata. Il filo di ferro che chiudeva due lati della recinzione è stato tranciato, dando così libero accesso alle tre palazzine.

Percorrendo le prime due, speculari nell’aspetto, ci si trova davanti a scritte evocative e a volte strazianti. «Fatemi soffrire, voglio soffrire» sono le parole vergate con un pennarello su uno dei muri interni ancora bianchi. Un’altra recita: «Non sono i luoghi, ma bensì le persone a marcire». C’è persino chi ha ritenuto di voler citare il brano di un famoso gruppo hip hop italiano, che in uno dei suoi testi canta «lei balla un lento col diavolo come una principessa, quando si sveglia vuole solo spararsi un colpo in testa» a cui viene associata quella che, a prima impressione, potrebbe sembrare l’abbozzo di un pentacolo, noto simbolo satanico.

La “sala grande”

Lasciando i due stabili grigi si entra invece nel terzo e ultimo edificio, realizzato questa volta in pietra vista. Un palazzo di due piani che si affaccia proprio sul lato di viale dei Salici. Al piano terra vi sono solo graffiti colorati, uno dei quali è addirittura datato settembre 2018. Il che suggerirebbe come il luogo sia stato frequentato anche recentemente. Un residente assicura infatti che specialmente in estate quelle due palazzine si animano e «secondo me – ammette – vengono utilizzate anche per il compimento di alcuni rituali».

Così come per la nave Vomv Gaz è impossibile, per chi scrive, dire con certezza se si tratti di vero esoterismo e messe nere, o piuttosto di qualche ragazzata messa in atto da giovani in cerca della trasgressione. Una cosa però va detta, salendo al secondo piano della terza palazzina ci si trova davanti a tutta una simbologia molto particolare e difficile da interpretare per chi non è esperto. Disegni di demoni alati in gesto di preghiera, scritte che inneggiano alla morte come “Morte ai deliranti servi della vita”.

Ad ogni stanza è stato dato un nome specifico scritto con lo spray rosso sullo stipite di quelle che sarebbero dovute diventare le porte. Ci sono la “Stanza del tempo”, la “Stanza del delirio” dove si inneggia all’uso di eroina e metadone, e ancora la “Stanza osservatorio” e soprattutto la cosiddetta “Sala grande”. In quest’ultima ci sono i segni evidenti di un vecchio falò, oltre a quelli di un piccolo altare e di alcune sedie realizzate con dei mattoni trovati sul posto.

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