Cotignola, uccise la madre soffocandola: definitivo l’ergastolo

RAVENNA. L’ultima speranza di vedere una svolta, dopo la condanna all’ergastolo confermata anche in Appello, si è spenta nella tarda serata di martedì per Secondo Merendi, il 59enne di Cotignola accusato di avere ucciso la madre Pia Rossini, ex sarta 81enne in pensione, strangolandola il 13 aprile del 2015 a Barbiano. Anche la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva il massimo della pena, ritenendolo di fatto responsabile dell’omicidio.

Il ricorso presentato affinché gli Ermellini rimettessero in dubbio la colpevolezza di Merendi, era stato depositato dal difensore, l’avvocato bolognese Stefano Vezzadini, che ora attende di conoscere le motivazioni della sentenza.

Confermate le accuse

La decisione di rivolgersi all’ultimo grado di giudizio era stata presa dopo la condanna di secondo grado, che a sua volta aveva confermato il “fine pena mai” emesso in primo grado il 14 dicembre 2016 dalla corte d’Assise di Ravenna, dopo la richiesta del pubblico ministero Stefano Stargiotti.

Dopo quella sentenza, le successive avevano di fatto stabilito come verità processuale quanto ricostruito dai carabinieri del Nucleo investigativo, della Compagnia di Lugo e della stazione di Cotignola, che sotto il coordinamento della Procura non avevano mai creduto alla versione dell’imputato, sempre dichiaratosi innocente: aveva cioè ipotizzato che la madre fosse morta al culmine di un tentativo di rapina finito in tragedia.

Invece secondo l’accusa Merendi, ex meccanico disoccupato che viveva con l’anziana donna dopo essersi separato, aveva inscenato tutto a omicidio ormai compiuto. La decisione di uccidere la madre era maturata non appena l’81enne aveva scoperto che in pochi mesi il figlio aveva dilapidato il patrimonio avuto in eredità dal marito.

L’omicidio

Così, la mattina del 13 aprile 2015, saputo che la madre si sarebbe recata in banca e all’ufficio postale per chiedere spiegazioni sugli ammanchi nelle sue disponibilità, il 59enne l’aveva afferrata mettendole un braccio attorno al collo, stringendo fino toglierle il respiro. A quel punto era uscito di casa in cerca di un alibi, girando tra Lugo e Cotignola, per poi tornare a casa e inscenare una rapina. In appello il difensore aveva chiesto una nuova istruttoria proprio per ristabilire l’ora della morte, poi negata perché ritenuta superflua.

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