Piede amputato nella diga, a processo uno degli indagati per la chiusa di San Bartolo

RAVENNA. Si era trovato nel posto sbagliato al momento sbagliato. Il luogo: la base della chiusa per la centrale idroelettrica sul fiume Savio, a Mensa Matellica. Il momento: l’esatto istante in cui la paratia di quel manufatto non ancora collaudato si chiuse inaspettatamente. Le conseguenze erano state drammatiche per un artigiano all’epoca dei fatti 36enne: una gamba amputata e invalidità permanente. Per quei fatti, avvenuti l’11 agosto 2015, è stato raggiunto l’accordo per il risarcimento, che se confermato dovrebbe evitare che la parte offesa dal costituirsi parte civile nel processo che vede imputate cinque persone per lesioni colpose. Tra queste figura anche il legale rappresentante della ditta che aveva commissionato i lavori, attualmente indagato anche per il crollo della diga sul fiume Ronco, che lo scorso ottobre è costato la vita al tecnico della protezione civile Danilo Zavatta. Gli altri sono appaltatori, direttori lavori e responsabili della sicurezza del cantiere all’altezza di Mensa Matellica, al confine con il territorio cesenate, circa tre anni e mezzo fa avvenne l’incidente.

L’infortunio

Quel giorno, nel pomeriggio, la paratia funzionale all’impianto realizzato nell’alveo del fiume aveva ceduto a causa della rottura di un altro elemento della centrale, trasformandosi in una ghigliottina sul piede dell’operaio, che si trovava vicino. Il ferito era rimasto bloccato in fondo a uno scavo profondo tre metri, al punto che per portarlo in superficie erano intervenuti i vigili del fuoco. Rimasto sempre cosciente, l’operaio era stato portato all’ospedale “Bufalini” di Cesena a bordo dell’elicottero del 118 con un codice di massima gravità.

Il sopralluogo eseguito dai carabinieri aveva poi portato all’avvio dell’inchiesta, con il rinvio a giudizio per i responsabili delle imprese coinvolte nei lavori. Convinti dell’innocenza degli imputati, i legali (gli avvocati Maruzzi, Gioacchui, Ciaccia, Giampaolo, Gebbia, Poggi, Santelli e Zaganelli) hanno proposto comunque un risarcimento alla parte offesa, che ora la difesa della parte offesa, l’avvocato Mattia Lancini del foro di Rimini, potrà valutare in vista della prima udienza dibattimentale.

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