Righini, a Ravenna più forti della crisi off shore. In arrivo commessa da cinque milioni

RAVENNA. In ufficio in giornata festiva, Renzo Righini sa già che lo attende un 2019 che vedrà la sua azienda impegnata su una commessa che farà parlare l’intero mondo dell’offshore per la costruzione di manufatti con innovazioni tecniche senza precedenti.

Eppure si sentiva più ottimista un anno fa, quando «la situazione dell’oil and gas a livello internazionale aveva previsioni espansive, adesso vedo grandi gare che dovevano partire e vengono posticipate di un semestre. Ufficialmente per motivi tecnici».

La situazione di rallentamento mondiale dell’economia, fra dazi e incertezze, la revisione al ribasso delle previsioni e «una legge di bilancio che non mi pare abbia nulla di espansivo, anzi evidenzia problematiche di aumento fiscale», contorna una visione del comparto offshore che nel 2019 sarà «conservativa» e che, ricorda l’imprenditore ravennate, «non potrà certamente contare su nuove prospettive derivanti dalla situazione interna, visto che le estrazioni in Italia sono ferme e le possibilità che verrebbero da una politica energetica che comprendesse lo sfruttamento dei nostri giacimenti di metano ce le stiamo negando per scelta».

Questo il contesto in cui si muove il distretto ravennate dell’offshore oggi. Diviso fra chi prima della crisi più profonda aveva già affacci internazionali e una solidità finanziaria pronunciata e ora prova a ripartire e il fronte di chi aveva il suo business soprattutto nell’ambito nazionale e ora fatica a ristabilirsi se non ha già chiuso.

La F.lli Righini srl fa parte della prima casistica e nei giorni scorsi ha imbarcato un impianto diretto a Singapore attraverso le banchine del Tcr. Un gioiello da 320 tonnellate che ha richiesto circa 15 mesi di lavoro fra progettazione, costruzione e collaudi. Tutti i lavori sono stati eseguiti presso la sede di via Travaglini prima che il mastodonte «attraversasse» via Trieste per essere trasportato su rotaia nella banchina del terminal Ravennate e menare per la rotta orientale. Dopo l’installazione sulla Fpso Liza 1, la piattaforma dotata dell’impianto ravennate verrà posizionata nel 2020 nel campo di Liza, di proprietà di Exxon-Mobil, nell’oceano Atlantico nel mare a fronte della Guinea.

Ora però la F.lli Righini vedrà il proprio 2019 impegnato in un nuovo incarico, da 5 milioni, che per caratteristiche rappresenterà un unicum mondiale. Nel mare del Nord si è aggiudicata la costruzione di 4 “clampe” (apparecchi di sollevamento jacket, una specie di maxi gru ndr) con una portata complessiva da 16mila tonnellate. «Per quel genere di tonnellaggi – spiega Righini -, di solito la distribuzione del peso avviene su vari impianti. Un singolo “tiro” da 4mila tonnellate è veramente qualcosa di inusitato». Del resto, la chiave della permanenza sul mercato è quella della disponibilità di «conoscenze integrate»: «Ovviamente vediamo di buon occhio l’eventualità di una nascita di un centro di ricerca sull’offshore a Ravenna – conferma in tal senso Righini – e il fatto che una fetta della formazione universitaria che si compie in città sia concentrata su questo versante vede il nostro costante sostegno». Le assunzioni che la sua azienda ha compiuto negli ultimi tempi e le posizioni che rimangono aperte nel suo ufficio tecnico hanno però una caratterizzazione diversa: «Noi cerchiamo delle professionalità peculiari, il nostro ufficio tecnico necessita di competenze più improntate all’ingegneria meccanica che al mondo dell’oil and gas generalmente inteso. Per resistere nel mercato globale, oggi, c’è bisogno di essere sempre più specializzati».

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