Amianto all’Eridania di Russi: l’ex direttore a processo

RAVENNA. Il processo per l’esposizione all’amianto all’interno dell’ex zuccherificio Eridania di Russi seguirà la via del rito abbreviato. Un iter che in caso di condanna garantirebbe uno sconto di pena pari a un terzo all’unico imputato, un ravennate ora 81enne che fu direttore dello stabilimento dal 1989 al 2000. In quegli anni, secondo l’accusa formulata nel marzo del 2017 dal sostituto procuratore Angela Scorza al termine delle indagini preliminari, gli operai lavorarono per turni prolungati a stretto contatto con condotti e tubature coibentate con amianto, senza alcuna protezione per evitare l’inalazione delle fibre cancerogene. Una modalità di lavoro che per l’Inail, costituitasi parte civile con l’avvocato Gianluca Mancini, ha minato per sempre le vite di almeno una ventina di ex dipendenti, uno dei quali è deceduto nel 2008 per mesotelioma pleurico. Solo una, tuttavia, la parte lesa finita sul banco del giudice per l’udienza preliminare Corrado Schiaretti.

Esposto all’amianto per 29 anni

Si tratta di un 66enne di Russi, dipendente dal 1974 al 2003 come operaio con qualifica di meccanico manovale nel reparto turbine. Nel suo caso la malattia è stata diagnosticata sul finire del 2012: placche pleuriche e asbestosi. In pratica, nel suo caso il lavoro lo ha portato a una continua esposizione delle fibre di amianto presenti nelle guarnizioni, nelle turbine, nei corpi di evaporazione, al punto che i suoi polmoni si sono “foderati” di particelle cancerogene, provocando l’insorgere di una malattia detta “a dose correlata”, anticamera del tumore. La patologia, nel suo caso, si è manifestata tutto sommato presto, tanto che le indagini coordinate dalla Procura, a cui ha partecipato anche l’Inail, lo vedono come una causa “pilota”, destinata purtroppo a inglobare nuove parti offese. Ecco perché l’istituto nazionale dedicato agli infortuni durante mansioni lavorative si riserva un’eventuale azione davanti al giudice del lavoro nei confronti della società proprietaria dell’Eridania, già citata come responsabile civile ma esclusa ieri dal Gup.

L’indagine

L’inchiesta, confluita con l’avviso di conclusioni delle indagini preliminari, era partita nel 2016. Le accuse nei confronti degli indagati, tra i quali figurava anche il legale rappresentante della società, un 84enne genovese, erano di non aver adottato alcuna misura per controllare il rischio di inalazione di polveri pericolose, come l’amianto appunto, all’epoca molto utilizzato per manutenzioni in strutture, impianti e macchine. Allo stesso tempo, erano accusati di non aver fornito ai dipendenti le necessarie informazioni sui rischi dovuti all’esposizione, e di non aver dato in dotazione al personale alcuna protezione. Mancanze che si sono trasformate – secondo l’accusa – in omicidio colposo e lesioni colpose aggravate, le cui conseguenze, si teme, continueranno a manifestarsi a lungo negli anni a venire.

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