RAVENNA. I camion erano già arrivati, pronti per caricarli e portarli via alla volta della Capitale. Per i gorilla del tribunale di Ravenna, opera dello scultore ravennate Davide Rivalta, sarebbe stata l’occasione per una prima “evasione” dal lontano 2002; da quando cioè furono posizionati nel cortile interno del palazzo di giustizia, su indicazione del Comune. Invece, quella mattina di fine novembre i trasportatori incaricati dalla Galleria nazionale d’arte moderna e contemporanea di Roma se ne sono andati via a mani vuote.

Per due ragioni. La prima dovuta all’iter di comunicazioni necessario per trasportare le sei sculture di bronzo da un migliaio di chili l’una da un luogo sensibile come il tribunale, che nel tragitto “Galleria nazionale – Comune di Ravenna (proprietario delle opere) – Tribunale” si è inceppato senza giungere con l’anticipo necessario ai vertici del palazzo. Insomma, nessuno in viale Randi ne sapeva nulla.

La seconda, invece, di natura logistica: caricati a bordo dei camion muniti di gru, i gorilla sarebbero passati a fatica dal portale d’ingresso, così come le soluzioni alternative per trainarli fuori e sollevarli nel parcheggio, avrebbero comportato problemi per la sicurezza di avvocati, pubblico e dipendenti.

Da Roma, allora, si è deciso di ripiegare sulle bufale che campeggiavano nella rotonda davanti alla basilica di Sant’Apollinare in Classe.

Prestito saltato e “rimpiazzato”

I gorilla erano stati chiesti dalla Gnam per un progetto di riqualificazione delle ex rimesse Atac, attualmente in disuso e utilizzate in parte come magazzino. La scelta per il rilancio nel segno dell’arte contemporanea era ricaduta sulle prime opere della produzione dello scultore bolognese. I gorilla, appunto, acquistati da Palazzo Merlato sull’onda della legge che consentiva agli enti pubblici di investire il 2 per cento in opere d’arte. Rivalta vinse il concorso pubblico nel 1998, quando ancora era agli inizi: «Avevo 24 anni ed ero appena uscito dall’Accademia – racconta ora l’artista -. Quei lavori hanno segnato il mio esordio come artista, mi sarebbe piaciuto farli conoscere fuori Ravenna, li avrebbe valorizzati». Tuttavia lo riconosce lui stesso: i cinque primati di metallo nati come opera site specific sono imponenti e difficili da movimentare. Ciclopici al punto da dividere tutt’ora i gusti del pubblico.

Alla fine, ammette Rivalta, «è andato benissimo anche il “piano B”, le bufale di Classe. Quelle sono di mia proprietà, ospitate in un terreno comunale». Sono ora esposte nei magazzini della città capitolina per un periodo di tempo ancora da definire. E dopo? «Andranno prima alla Triennale di Milano – rivela Rivalta – poi a Basilea durante la fiera, quindi le riporterò in fonderia per una manutenzione. Ma mi piacerebbe riportarle dov’erano, a Classe». In quello quello spiazzo verde così accessibile anche all’ultimo minuto.

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