La rivoluzione di Yoox: gli stilisti aiutati da un’intelligenza artificiale

RAVENNA. Due rivoluzioni in vent’anni. Il ravennate Federico Marchetti fu il primo alla fine degli anni ’90 a credere che i vestiti, le scarpe, tutto ciò che è moda, si potesse vendere con un computer o un cellulare (quando ancora gli smartphone erano fantasia o fantascienza). Ora Yoox Net-a-Porter (Ynap), il gruppo che ha fondato e guida come ceo, con ricavi stimati lo scorso anno in oltre due miliardi di euro, stravolge nuovamente le regole: i vestiti vengono disegnati grazie a un’intelligenza artificiale. La scommessa si chiama 8 by Yoox, la collezione più innovativa dell’anno, presentata nei giorni scorsi, che cambia le regole del passato tuffandosi in un domani iper tecnologico. È la prima con il marchio inventato dal romagnolo Marchetti nel 1999. È la prima che mescola big data e creatività umana.

Un avanzato software, sviluppato internamente, è in grado di passare in rassegna il web, riconoscendo immagini e testi nei social media di selezionati influencer e nei contenuti editoriali dei magazine online. I dati raccolti in questa fase di ricerca sono incrociati con indicatori predittivi relativi ai trend, dati di vendita del sito, feedback dei clienti, tendenze di acquisto del settore. La mole di informazioni raccolte viene poi girata a un team di designer interni al gruppo che li interpreta con estro e sensibilità «definendo una collezione pensata per soddisfare le esigenze di un e-shopper curioso, appassionato e consapevole». «Le collezioni uomo e donna sono costruite su silhouette che si adattano con facilità alle diverse fisicità, il fit è morbido o scivolato – spiega il gruppo in una nota -, le palette cromatiche volutamente neutre sui toni dei beige, dei grigi, dei neri e dei blu, con incursioni di colori stagionali. I tessuti sono materici, confortevoli, performanti. Una totale versatilità del look, completata da accessori eleganti ma funzionali».

Potrebbe essere un punto di svolta in grado di cambiare radicalmente le consuetudine del settore che per decenni ha visto stilisti in giro per il mondo alla ricerca di colori, stimoli, immagini da rielaborare e trasformare prima in disegni poi in abiti compiuti. Con l’intuizione di Yoox il volume di dati su cui lavorare diventa quasi illimitato. «Da sempre, esploriamo le frontiera tra l’uomo e la macchina – dice Federico Marchetti -; è un aspetto proprio del nostro dna, sin da quando ho inventato Yoox nel 1999. Oggi, combiniamo l’intelligenza artificiale più all’avanguardia con la sensibilità e il talento del nostro team creativo. La tecnologia è solitamente invisibile al cliente; 8 by Yoox la rende desiderabile e tangibile».

Con questo sistema di dati incrociati, ad esempio Ynap, ha eliminato le pellicce dalle proprie collezioni assecondando una preferenza più etica che stilistica del proprio bacino di clienti che sta raggiungendo numeri impressionanti anche grazie al recente accordo tra Richemont (il gruppo del lusso ora proprietario di Ynap) e Alibaba, il pù grande gruppo asiatico di e-commerce. L’obiettivo è lanciare sul mercato cinese Net-a-Porter e Mr Porter (il segmento dedicata alla moda maschile di Ynap) utilizzando Luxury Pavilion, la piattaforma di Alibaba dedicata alle griffe di lusso.

È una marcia inarrestabile quella dell’imprenditore partita da Ravenna per puro caso quando aveva appena terminato le scuole superiori. «Volevo fare medicina ma essendo romagnolo per me l’estate era sacra e quell’anno avevano inserito il numero chiuso con l’esame di ingresso…». ha sempre raccontato Marchetti. Accompagnò invece un amico che tentava l’ingresso alla Bocconi e fu preso anche lui. Nel 1999 arrivò Yoox, una delle poche start up diventata un “unicorno”, ovvero un’azienda che da debuttante ha poi raggiunto la valutazione di almeno un miliardo di dollari.

Con il nuovo progetto che unisce intelligenza artificiale e cervello umano la nuova sfida è lanciata. Il logo 8 by Yoox gioca sul doppio “OO” del nome Yoox, che è stato scelto per rappresentare il codice binario, racchiuso da Y e X, ossia i cromosomi maschili e femminili. Il doppio “OO” fa riferimento a una tecnologia sempre in dialogo con gli esseri umani e la loro sensibilità e talento. Un aspetto, quest’ultimo, imprescindibile per non correre il rischio di reinterpretare solo cose già viste lasciando invece lo spazio necessario all’immaginazione.

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