BAGNACAVALLO. Sarebbe dovuto rimanere in casa, dove si trovava agli arresti domiciliari per una precedente resistenza a pubblico ufficiale. Invece è uscito e ha pensato bene di andare a minacciare con un’ascia un ragazzino di 15 anni, congedandosi solo dopo essersi fatto consegnare cellulare e orologio. Poi è tornato a casa, dove qualche ora più tardi è stato raggiunto dai carabinieri. Finito in manette lo scorso 9 luglio a Bagnacavallo con l’accusa di rapina aggravata, ieri Mohammed Charil, 23enne di origini marocchine ma regolarmente residente in Italia in virtù di una doppia nazionalità, è stato condannato a sei anni di reclusione. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare Corrado Schiaretti dopo la richiesta di condanna a otto anni presentata dal sostituto procuratore Cristina D’Aniello (sostituita dal collega Daniele Barberini).

La rapina

Una minaccia senza dubbio sovradimensionata, quella del 23enne. Il ragazzo aveva deciso di ignorare la misura cautelare in base alla quale sarebbe dovuto rimanere chiuso in casa, per andare a trovare il 15enne, che evidentemente conosceva. Tra i due è nata una discussione, che è culminata con la grave minaccia: sta di fatto che a un certo punto il giovane ha brandito un’accetta e l’ha impugnata minacciando il ragazzino affinché gli consegnasse l’orologio e il telefonino. È stata sufficiente la minaccia per convincere l’interlocutore a consegnare gli oggetti. Il tutto è avvenuto tra l’altro davanti agli occhi di un testimone, che ha assistito alla scena. A quel punto l’aggressore è tornato a casa, sempre a Bagnacavallo. Qui lo hanno raggiunto i carabinieri per arrestarlo poco dopo la denuncia della vittima. 

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