Ravenna, l’integralista che gioiva per gli attentati era “amico” di altri jihadisti

Ravenna, l'integralista che gioiva per gli attentati era "amico" di altri jihadisti

RAVENNA. Non solo aveva esultato in carcere dopo gli attentati di Bruxelles del 2016. Ma Aymen Loiti, 29enne tunisino fermato nei giorni scorsi per spaccio da una volante mentre la Digos lo cercava per notificargli l’espulsione dall’Italia per ragioni di pericolosità sociale, era anche amico di Noussair Louati, il primo aspirante jihadista arrestato in Italia proprio a Ravenna nel 2015 alla vigilia della partenza per il Medioriente.

In carcere da marito e padre

Un’ulteriore riprova della radicalizzazione del maghrebino, finito più volte al centro delle cronache giudiziarie per essere stato arrestato la prima volta appena due giorni dopo essersi sposato e una seconda volta subito dopo la nascita del figlio.

L’aggressione all’ex sindaco

Loiti, che nel 2014 aggredì l’allora sindaco Fabrizio Matteucci nella zona della stazione mentre il primo cittadino stava scattando foto per documentare il degrado dell’area, è risultato avere avuto stretti legami di amicizia con Louati (entrambi erano giunti in Italia nel 2011 successivamente alla primavera araba a pochi mesi l’uno dall’altro) e con altri soggetti noti alle forze dell’ordine per le loro posizioni integraliste.

Quinta espulsione del 2018

Imbarcato su un volo per Tunisi, con Loiti sale a cinque il numero di fondamentalisti allontanati da Ravenna solo nell’anno in corso. Il primo a fine gennaio era stato Zied Chriaa, seguito qualche giorno più tardi da Ramzi Ben Alì Kanzari. Ad agosto l’espulsione del foreign fighter albanese che era stato operativo nei teatri del jiahd Siro-Iracheno nelle fila delle organizzazioni terroristiche di Jabhat al-Nusra e di Islamic State, mentre ad ottobre era stato rimpatriato su provvedimento del prefetto un cittadino marocchino.

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