Crollo mortale a San Bartolo. “In 20 anni dimezzato il personale per controllare i rischi”

RAVENNA. «Guardi, io non sono contro impianti che possano creare energia elettrica sfruttando i corsi fluviali. Ne avevamo studiati di simili anche nel Parmense, quando ero in attività. L’importante è fare studi preliminari seri. A me inquieta altro, che ci sia la metà del personale di controllo rispetto al passato». Raffaele Pignone è in pensione da quattro anni. C’è andato per decreto, il Madia. E i suoi colleghi, quando dovette smettere, scrissero una commovente lettera di ringraziamento. Per lui che aveva pensato e fondato, poi diretto, il Servizio geologico, sismico e dei suoli della Regione.

Raffaele Pignone ora si gode le colline del Bolognese e non vuole entrare nello specifico del caso, tragico, che ha portato al crollo della Chiusa di San Bartolo e alla morte del tecnico della Protezione civile (che ha inglobato il Servizio tecnico di bacino) Danilo Zavatta. Spiega come «argini e alvei fluviali siano quanto di più fragile e di difficile possa esistere. Per me la pianura è stata una grande palestra. I tecnici che avevo li mandavo in Olanda per formarsi». Quando gli si chiede se un corso d’acqua come il Ronco è in grado di sostenere interventi come quello di San Bartolo, dove alla chiusa è stata integrata una piccola centrale idroelettrica, si sbilancia dicendo che «in linea di massima non vedo impedimenti. Solo servono studi geofisici preliminari molto seri. Gli argini, per esempio, ogni 100 metri possono variare la propria composizione. Se lei ha la curiosità di guardare le foto aeree del Ravennate nei tempi della guerra fatte dalla Raf non vede un argine. Sono stati fatti con terre di riporto e nel contempo la pianura si è abbassata moltissimo. Tutti aspetti da considerare». Quello che preoccupa davvero Pignone è la mancanza di personale: «La Regione ci ha anche provato a mantenere il più possibile. Il Servizio tecnico di bacino è stato mantenuto, benchè inserito nella Protezione civile. So che invece in altre realtà è stato proprio abolito. Da vent’anni a questa parte, nella Pa non si è solo unificato e semplificato. Si è ridimensionato, e fortemente, il personale. Eravamo il doppio di adesso, a fare i controlli. Questo va sottolineato». (an.ta.)

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