FAENZA. Il Toret di piazzale San Gabriele di Goriza, a pochi passi sia dallo stadio Olimpico Grande Torino che dal Filadelfia, sarebbe dovuto essere dipinto di granata e dedicato al calciatore faentino Bruno Neri, centrocampista del Torino anni ’30 che, durante la seconda guerra mondiale, ha combattuto come partigiano ed è morto il 10 luglio 1944 in uno scontro con i nazisti sull’Appennino tosco-romagnolo. Era questa la proposta avanzata dal consigliere della Circoscrizione 8 di Torino Augusto Montaruli: una proposta che non è però piaciuta a tutti. Nella notte, infatti, la fontanella tipica del capoluogo piemontese è stata dipinta di bianco e nero e su di essa è stato lasciato un volantino di rivendicazione del gesto con i simboli della Juventus e di Forza Nuova. «Si tratta di un gesto odioso contro chi ha lottato perdendo la vita per la democrazia e la libertà di tutto il popolo italiano e desideriamo solidarizzare con chi ha fatto la proposta impegnandoci a sostenerla» dichiara Giordano Sangiorgi, organizzatore del MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, già presidente del Museo della Resistenza di Cà di Malanca e organizzatore del contest musicale per la Regione Emilia-Romagna Materiale Resistente 2.0 dedicato proprio alla memoria del calciatore e partigiano faentino Bruno Neri, che mosse i suoi primi passi calcistici proprio a Faenza, approdando anche alla Fiorentina e alla Lucchese, oltre che nel grande Toro, e al quale è dedicato lo Stadio Comunale della Città di Faenza. Alla Fiorentina è legato il gesto più simbolico di Neri. Quando nel 1931 fu inaugurato il nuovo stadio (l’attuale Artemio Franchi, progettato a forma di D per rendere omaggio al Duce), tutti i giocatori della Viola fecero il saluto romano alle autorità in tribuna. Tutte meno uno: Romeo Neri. Che quando scoppiò la guerra si arruolò nella Resistenza.

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