Finti “minori non accompagnati”, il Comune di Faenza vuole essere risarcito

FAENZA. Dopo aver pagato per anni vitto, alloggio e istruzione, convinto che quei ragazzi stranieri fossero “minori non accompagnati”, ora il Comune di Faenza ha deciso di passare all’attacco. Nei giorni scorsi dal municipio hanno infatti dato mandato ai legali di intentare una causa civile nei confronti di tre di questi ragazzi, nel frattempo diventati maggiorenni.

Dal Comune non sono disponibili a fare sconti, perché in un periodo in cui la cinghia per tutti è davvero strettissima, spendere soldi per aiutare i bisognosi va bene, ma gettarli via dopo essersi resi conto di essere stati sostanzialmente truffati allora no. È partendo da questo presupposto che ora l’Amministrazione guidata dal sindaco Giovanni Malpezzi ha deciso di passare alle maniere forti e chiede ai tre ragazzi di risarcirgli quasi 25mila euro a testa, in conseguenza del denaro speso negli anni per mantenerli.

La vicenda

La scelta di fare una causa civile contro dei 18enni stranieri, anche se potrebbe sembrare all’apparenza un segnale molto forte, arriva in realtà in conseguenza di un fenomeno molto vasto, che nelle scorse settimane è persino arrivato a riempire gli spazi delle cronache nazionali. Negli ultimi anni la polizia di Stato, sul territorio di Faenza, ha infatti provveduto a denunciare decine di minorenni di origine albanese tutti per lo stesso motivo: fingevano di essere “minori non accompagnati” per poter essere così mantenuti a spese del Comune.

Il concetto della truffa in realtà era semplice e standardizzato. I ragazzi arrivavano in Italia insieme al genitori. Spesso accompagnati dal padre. Una volta sul territorio nazionale e scelta una città, il familiare non faceva altro che abbandonare il figlio, consigliandogli di presentarsi in Questura dicendo di essere un “minore non accompagnato”. Condizioni per le quali scatta la presa in carico del minore da parte dell’ente locale che, dopo averlo affidato a una struttura adeguata, gli offre vitto e alloggio e gli consente di studiare. Oltre ovviamente a permettergli di accedere alla cittadinanza italiana una volta compiuti i 18 anni. Peccato che una famiglia, in realtà, questi ragazzi l’avessero. Ed è dopo aver scoperto questo modus operandi che Comune e polizia hanno iniziato a lavorare per effettuare tutti gli opportuni controlli e dare corso alle denunce.

La conclusione

Oggi, con l’avvio di queste prime tre cause – per le quali l’Unione della Romagna Faentina sarà tutelata dall’avvocato ravennate Christian Biserni – dal municipio manfredo sembrano tanto voler mettere la parola fine a questa lunga storia. Anche se per quei giovani e le loro famiglie non finirà qui, dato che nel frattempo andranno avanti le denunce penali per truffa aggravata ai danni del Comune.

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