FAENZA. Un’iniziativa di solidarietà che dalla città manfreda arriverà fino in India, raggiungendo i numerosi villaggi che circondano Calcutta con l’obiettivo di dare un aiuto concreto per contrastare la mortalità infantile nel Bengala occidentale. La start-up faentina It Auction, nata nel 2011 dalla cooperazione di giovani manager del territorio, si occupa di organizzazione e gestione di aste online: in pochi anni è diventata un punto di riferimento nel settore dell’innovazione digitale, e contemporaneamente coltiva una vocazione alla beneficenza.

L’ultimo esempio di questa attività è la collaborazione con l’associazione onlus milanese Project for People, protagonista da 25 anni di vari progetti in India, Benin, Brasile. Io Dico Stop è il nome dell’iniziativa cui aderisce anche It Auction: oltre a una donazione specifica, che consentirà a Project for People di assicurare vaccini, visite preparto, checkup infantile, assistenza nutrizionale per cento mamme e i loro neonati negli ambulatori rurali già realizzati in India, la start-up darà ampia visibilità al progetto mediante tutti i propri canali.

«Non è la prima volta che partecipiamo ad azioni del genere – racconta l’ad Renato Ciccarelli –. Visto il campo in cui lavoriamo, due anni fa abbiamo organizzato un’asta di beneficenza devolvendone in ricavi a una onlus. Abbiamo aderito a Io Dico Stop grazie ad alcuni contatti che abbiamo a Milano: più che sul sostegno economico ci concentreremo sull’aspetto mediatico. Vorremmo dare una spinta in questo senso e creare una rete di solidarietà che coinvolga chi lavora con noi ma anche comunità locali, privati, istituzioni pubbliche. Sarà dato risalto alla campagna su tutti i nostri canali».

Nell’arco del prossimo anno il progetto, affidato a volontari, dovrebbe vedere la luce, e in corso d’opera ci saranno trasferte periodiche per controlli e verifiche: «L’obiettivo fondamentale – prosegue Ciccarelli – è di insegnare un metodo che renda autosufficiente la comunità che si va ad aiutare».

Il mondo delle aste online e quello delle baraccopoli indiane sono certamente molto distanti, ma Ciccarelli spiega le ragioni dell’impegno: «La mortalità infantile è un tema che sentiamo molto. Per noi lavorano molte ragazze che in questi anni stanno diventando mamme, e lo stesso vale per chi è padre. Io stesso ho due figli: insomma, la nostra partecipazione al progetto è in linea con la filosofia che ci guida nel lavoro».

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