Morti sospette all’ospedale di Lugo, primario e caposala ancora in bilico

RAVENNA. Il caso di Daniela Poggiali torna in Tribunale. Questa volta sul banco degli imputati non c’è però l’ex infermiera di Lugo, accusata di aver ucciso una paziente con una dose letale di potassio, ma Giuseppe Re e Cinzia Castellani, rispettivamente primario e caposala dell’Umberto I al tempo della morte di Rosa Calderoni. Lo strano decesso da cui partì tutto e che ha visto la Poggiali essere condannata all’ergastolo in primo grado, poi assolta in appello e ora in attesa di un nuovo giudizio di secondo grado dopo che la Cassazione ha imposto un nuovo processo.
È in questo quadro giudiziario ancora non definito, che ieri gli avvocati di Re e della Castellani hanno tenuto le loro discussioni davanti al giudice per le indagini preliminari Antonella Guidomei. Su primario e caposala dell’ospedale di Lugo pende infatti una richiesta di rinvio a giudizio per omicidio volontario, formulata a gennaio di quest’anno dal pm Angela Scorza. Richieste a cui ieri pomeriggio hanno risposto gli avvocati della difesa: Guido Magnisi e Roberto D’Errico del foro di Bologna, per Giuseppe Re, e Paola Brighi e Manuela Liverani per Cinzia Castellani.
Tutto rinviato
Al termine di quasi cinque ore di requisitoria, i legali hanno chiesto il non luogo a procedere per l’ipotesi di omicidio volontario, o in alternativa la derubricazione dell’imputazione in omicidio colposo. Secondo le difese non sarebbe vera l’ipotesi accusatoria secondo cui il primario e la caposala non si sarebbero attivati per la salvaguardia dei pazienti, nonostante i numerosi campanelli d’allarme. Ma al contrario sarebbe stato proprio Giuseppe Re, informato dei decessi anomali, a far partire la denuncia. Lo stesso varrebbe per la caposala che, dopo aver raccolto tutte le voci su Daniela Poggiali, avrebbe informato il suo diretto superiore, come da prassi, su tutto quanto aveva scoperto. Per quanto riguarda la custodia del potassio, invece, l’avvocato Brighi ha sottolineato come la Castellani abbia sempre seguito le direttive allora vigenti. Dato che i modi di conservazione della sostanza in ospedale sono stati modificati nel tempo.
A questo punto l’ultima parola spetterà chiaramente al giudice Guidomei, che ha rinviato per le repliche e la lettura della decisione a inizio novembre. Quasi un mese di attesa ancora per primario e caposala, prima di conoscere il loro destino in un processo che vede i figli di Rosa Calderoni come parti civili, come nella causa contro Daniela Poggiali, e l’Ausl nella doppia veste di parte civile e responsabile civile. Un’attesa che forse si giustifica con la volontà del gup di conoscere le motivazioni della sentenza di Cassazione sul caso Calderoni.

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