FAENZA. In passato si era rivolto ad alcuni siciliani a cui aveva affidato il recupero crediti che vantava per ragioni di lavoro in quella regione.

Ma concluso quel rapporto di collaborazione, alcuni familiari di quelli che erano i suoi interlocutori hanno iniziato, apparentemente senza titolo, a battere cassa dall’anziano imprenditore faentino titolare di una ditta di videogiochi, tutelato dall’avvocato bolognese Gabriele Bordoni, ieri sostituito in udienza dal collega Antonio Pintor.

L’accusa

Un pressing asfissiante, tra continue richieste di denaro (da alcune centinaia ad alcune migliaia di euro, solo in parte elargiti dalla vittima) e apparizioni sotto casa, telefonate e messaggi per sollecitare i pagamenti, costato a due cugini, 34 anni lei, 38 lui (assistiti dagli avvocati ravennati Nicola Babini ed Enrico Ferri) e a un altro parente di 28, difeso dall’avvocato Cinzia Pecoraro del foro di Agrigento, l’accusa di estorsione, tentata estorsione e stalking.

Episodi risalenti a 5 anni fa

Procedimento legato a una serie di episodi collocati temporalmente tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013 approdato ieri mattina davanti al gup Antonella Guidomei e al sostituto procuratore Daniele Barberini in seguito alla denuncia sporta dalla parte offesa ai carabinieri.

Ma dopo l’apertura, il processo è stato rinviato a inizio marzo in seguito alla richiesta di termini a difesa avanzata da due dei legali, istanza accolta dal giudice per consentire a uno degli imputati attualmente in carcere di essere presente all’udienza.

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