Sala del commiato e sala del silenzio

RIMINI. In questi giorni, in prossimità delle feste natalizie, si è acceso un dibattito se i Comuni, all’interno delle Residenze Municipali, valutino l’opportunità di allestire presepi.

Alcuni Comuni hanno detto SI, altri Comuni hanno detto NO.

Ritorna quindi il tema della laicità delle Istituzioni.

Ma non è di questo che voglio parlare, anche se l’argomento credo debba essere ripreso per la sua importanza.

Insiemi ad altri amici, cattolici e non (perché anche i cattolici possono essere laici) lanciammo, nel 2008, una campagna di sensibilizzazione, nei confronti dell’Amministrazione Comunale, per dotare la città di una Sala del Commiato, dove i famigliari delle persone scomparse potessero elaborare il proprio lutto e dolore. Oggi una Sala del Commiato esiste, ma non dove avrebbero voluto i firmatari dell’appello e i consiglieri che presentarono interrogazioni al sindaco di allora Alberto Ravaioli. La Sala è a fianco del Forno Crematorio, nel Civico Cimitero , un luogo che evoca fortemente il pensiero della morte.

Altre città d’Italia, ma soprattutto in Francia, Spagna (sono quelle che ho visitato diversi anni fa) sono costruite in luoghi lontano da cimiteri o forni crematori. I firmatari dell’appello di allora avevano chiesto all’Amministrazione Comunale di valutare l’opportunità di costruire la Sala del Commiato in luoghi più ameni.

Anche il sottoscritto, in qualità di Consigliere Comunale, presentò un’ interrogazione (legislatura 2006-2011) in tal senso, unitamente alla richiesta di prevedere all’interno dell’Ospedale una Sala del Silenzio.

La richiesta partiva dalla convinzione che bisognasse rispettare e tutelare i diritti individuali, come contempla la nostra Costituzione, al di là delle appartenenze religiose. Eravamo ai primi del 2008, e a Torino, prima città in Italia, avvenne un episodio che, allora, faceva ben sperare affinché crollassero quegli steccati che ancor oggi impediscono il dialogo fra religioni diverse.

All’Ospedale delle Molinette, uno dei più grandi ospedali d’Italia, cattolici, protestanti, ortodossi, ebrei, mussulmani, buddisti induisti avevano aderito ad un iniziativa che garantisse a tutti i ricoverati di quell’ospedale di poter rintracciare in qualsiasi momento un ministro del proprio culto.

L’iniziativa fu condivisa da tutti i rappresentanti delle fedi religiose e si concretizzò nella realizzazione di uno spazio, all’interno dell’Ospedale, chiamato Stanza del Silenzio, in cui gli ammalati e i famigliari potessero raccogliersi per pregare, meditare e per convivere meglio con le malattie che li avevano colpiti.

Una stanza senza nessun simbolo, senza nessun quadro o manifesto, vuota e di color azzurro.

Un’iniziativa encomiabile che segnava un livello molto alto nel porre al centro di un’attività sanitaria, la persona umana nella sua interezza. Fu inaugurata da tutti i rappresentanti delle fedi religiose presenti nella città di Torino

Il cardinale Poletto, che aveva partecipato alla inaugurazione, ebbe modo di dire che con quella iniziativa era stato lanciato, soprattutto, un messaggio di pace, di convivenza e di ascolto.

Su questa questione rivolsi al Sindaco di allora un’interrogazione per sapere quale fosse il pensiero dell’Amministrazione Comunale e se ritenesse di farsi interprete presso le autorità sanitarie di Rimini affinché anche nel nostro Ospedale si potesse realizzare questo obiettivo di civiltà.

Come consigliere Comunale scrissi anche una lettera al Direttore dell’Ausl, dottor Tonini, perché valutasse l’opportunità di fare come era stato fatto all’Ospedale delle Molinette di Torino.

Convenne che l’iniziativa meritava tutta l’attenzione delle Istituzioni.

Non mi risulta che esista, a tutt’oggi, nel nostro Ospedale una Sala del Silenzio, pur essendoci, nell’ala nuova ancora numerose stanze non utilizzate.

Faccio appello agli amici che insieme a me si erano battuti per la realizzazione della Sala del Commiato, di impegnarsi anche in questa battaglia di Civiltà, Tolleranza e Fraternità.

*Già Presidente del Consiglio Comunale di Rimini

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