Se uno risiede a Rimini e compie 50 anni riceve una lettera d’amore. Il mittente di questa lettera è insolito, se pensiamo che si tratta di un testo amoroso: l’Ausl Romagna. Il contenuto è molto intimo: veniamo invitati a raccogliere un piccolo campioncino delle nostre feci per identificare possibili lesioni che possono degenerare in tumori del colon-retto. Si tratta di una lettera importante perché può salvarci la vita. Si tratta quindi di una lettera che invita a prenderci cura di noi stessi e a volerci bene – ecco perché è una lettera d’amore.

L’itinerario è molto semplice: si va in farmacia con la lettera, si riceve un flaconcino, a casa (o dove volete, potete trasgredire) inserite qualche frammento delle vostre feci nel flaconcino, lo portate alla vecchia mutua o all’ospedale ed entro qualche settimana il risultato sarà comunicato al vostro medico di famiglia. Dunque, questa preziosa iniziativa vede un virtuoso triangolo tra ausl – medico di famiglia – farmacie.

Il cancro al colon-retto è una brutta bestia, sebbene in moltissimi casi guaribile. E’ il cancro più diffuso insieme al cancro al seno (entrambi si aggirano intorno al 14% sul totale delle diagnosi di cancro). Attualmente tre milioni di persone hanno ricevuto una diagnosi di cancro: il 6% della popolazione. Molti sono guariti, moltissimi stanno lottando.

Fino a non molto tempo fa del cancro si parlava poco. Neppure lo si nominava: “quel brutto male”, “quel male lì”. C’era quasi stigma nei confronti dei malati. Oggi invece del cancro si parla perché la sua diffusione lo fa entrare in ogni famiglia. Spesso entra in modo silenzioso e subdolo per cercare di non andarsene più. Invece lo si può cacciare. Con un’oculata prevenzione gli si sbarra la porta, con la chemioterapia e la chirurgia lo si scaccia. Con uno stile di vita sano si riduce molto la possibilità che persino entri nel nostro cortile.

C’è anche un motivo meno nobile per insistere sulla prevenzione. Il cancro costa moltissimo alla comunità. Un ciclo di chemioterapia può tranquillamente costare diecimila euro al mese al servizio sanitario. Quei soldi – insieme a tanta sofferenza – potrebbero venire risparmiati e utilizzati per altre cose, magari per sostenere l’infanzia o migliorare l’ambiente. Negli Stati Uniti, dove la sanità è in larga parte privata, il cancro è un business molto fiorente.

Come si può notare, le lettere d’amore non sono passate di moda. Leggiamole attentamente e non facciamo patacate.

PS. Forza Roberto G.! ;)

(*) Docente di Sociologia Università di Bologna

Argomenti:

ausl

cancro

tumore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *