Un partito alle prese con la vera democrazia

Un mini esercito di volontari ai seggi per consultare un esercito dalle dimensioni ancora incerte. Il Pd chiama il proprio elettorato (e i simpatizzanti) alla consultazione delle primarie per scegliere il nuovo segretario. Tre candidati in campo: Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti, che si sono confrontati in una “campagna elettorale” alquanto soporifera e forse a volte distante dagli elettori a cui ora ci si rivolge. Ma spetterà al vincitore riportare il partito in mezzo alla gente. Ciò che mi preme sottolineare, invece, è lo strumento messo in campo oggi: cioè la democrazia. Che non è quella “diretta”, esaltata fino allo spasimo dai 5 stelle, quella che permette di decidere le sorti di un ministro con poco più di 50mila click su una piattaforma privata e dal funzionamento altalenante, quella che permette di essere candidati (e di conseguenza eletti) a cariche importanti grazie a poche centinaia di voti. No, questa volta si torna ad avere a che fare con la democrazia “vera”, quella che coinvolge le persone vere, reali, e le costringe a scegliere. È più scomoda, perchè toccherà recarsi ai seggi allestiti ed addirittura versare due euro per poter esprimere la propria preferenza a favore di uno dei tre candidati. Ma nessuno ha mai sostenuto che la democrazia vera non comportasse anche qualche sforzo. Si chiama partecipazione, sinonimo di libertà, come cantava Giorgio Gaber. Certo, la democrazia diretta imposta (e già impostata) dall’alto è più comoda, ma i suoi frutti possono essere velenosi. Oggi non si decidono le sorti del Paese e non si decide neanche se salvare o meno un ministro dal giudizio della Magistratura; si decide soltanto chi sarà il leader di una forza politica che vuole proporsi come alternativa a questo Governo. Non è un tema che infiamma gli animi, non credo che ci saranno lunghe code ai seggi… Il Pd si auspica un milione di partecipanti alla consultazione. Un obiettivo tutt’altro che facile di questi tempi, anche se distante anni luce dai 2 milioni e 800mila elettori che scelsero Renzi alle primarie del 2013. Ma c’è una forza di sinistra da ricostruire e la ricostruzione comincia dai gazebo di oggi, con la democrazia vera all’interno di un partito.

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