DOZZA. Uscì da casa sua, a Toscanella, per andare ad accudire l’anziana madre nel giorno libero della badante, nella sua casa nel Parco della Martina, sull’Appennino bolognese. Salutò i familiari, prese l’auto e partì. Sparendo per sempre.

Mercoledì saranno passati dieci anni esatti da quella mattina del 20 febbraio 2009. Un tempo sufficiente per dichiarare una morte presunta. Ma qui il punto è un altro. È la voglia di sapere dei familiari che non si sono mai accontentati di un silenzio calato qualche mese dopo quella misteriosa sparizione e hanno sempre sperato di arrivare un giorno alla verità. Perché, come dice l’avvocato Barbara Iannuccelli che li assiste da tempo, «una persona non può evaporare». E ora, «con i passi avanti delle tecniche scientifiche nell’investigazione, il caso può essere riaperto. Ci sono elementi che portano in questa direzione».

La storia

In quel lontano inverno del 2009 su Toscanella di Dozza si accesero per giorni i riflettori. Quelli dei media locali ma anche delle tv nazionali. L’immagine di Nicola Menetti, mite pensionato di 62 anni, una moglie e una figlia, la passione per la bicicletta e un sorriso bonario, andò in onda anche sulla trasmissione Chi l’ha visto? Non servì a nulla.

Cosa accadde quel giorno è tutt’ora un mistero. Il fratello Sandro raccontò di averlo visto uscire dalla casa della madre andandosene via con uno sconosciuto, elegante, con i capelli lunghi e brizzolati. La sua auto, una Fiat Multipla peraltro piuttosto vistosa, di colore arancione, fu ritrovata il giorno dopo a Frassineta, a pochi chilometri di distanza, aperta, parcheggiata quasi nascosta dietro alla parete di un casolare di famiglia che era in vendita. La Procura aprì un’inchiesta per omicidio. Eppure sul registro degli indagati non furono mai scritti un nome e un cognome. Probabilmente perché gli inquirenti non avevano in mano gli elementi fondamentali per un’inchiesta di questo tipo: un corpo, tanto per cominciare.

E perché far sparire un pacifico pensionato? Ci si concentrò su uno dei classici aspetti, quello economico, legato alla vendita del casolare. Il ricavato avrebbe dovuto essere diviso tra i fratelli. Ma non si arrivò a nulla.

Tante però sono le cose che non tornano. Il telefono, ad esempio. Menetti lo portava sempre con sé ma quel giorno rimase nella casa della madre. In paese viene avvistato un furgone bianco che nessuno ha mai visto. Ma sparisce anche quello e nessuno sa fornire particolari utili a rintracciarlo.

Carabinieri, vigili del fuoco e protezione civile battono i boschi con l’aiuto dei cani e degli elicotteri. Niente. I Ris con il luminol passano al setaccio il casolare. Vengono trovate tracce di sangue che poi si rivelerà essere di natura animale.

Dopo sette mesi di indagini da parte dei carabinieri di San Lazzaro, competenti su quella zona, il caso viene archiviato dalla Procura.

Una nuova spinta

Ora però questo cold case potrebbe avere uno sviluppo a distanza di anni. Ne è convinta l’avvocato Iannuccelli. Si va verso una istanza di riapertura. «Assolutamente. Questa convinzione si fonda sugli avanzamenti delle tecniche di investigazione scientifica. Ora ci sono nuovi strumenti di rilevazione del Dna che dieci anni fa non c’erano – spiega il legale -. Anni fa, per fare un esempio, la saliva non si distingueva dal liquido seminale. Ora abbiamo strumenti utili per analizzare alcuni elementi di questa storia che non avevamo allora. Non posso rivelare particolari ma in mano abbiamo qualcosa che ci fa sperare in un esito positivo a cominciare appunto dalla riapertura delle indagini. A sperarlo sono soprattutto i familiari del signor Menetti che hanno continuato a vivere nella speranza e non sono mai riusciti a darsi una spiegazione».

Un caso difficile, complicato ancor di più dai contorni lineari del protagonista. «È proprio per questo che dico che non può essere sparito. Quando le persone d cui si perdono le tracce hanno profili non del tutto limpidi si può anche pensare ad allontanamenti volontari – ragiona Iannuccelli -. Qui è tutto talmente “pulito” che davvero quell’uomo non può essere svanito. E la verità dobbiamo trovarla». g.b.

Argomenti:

dozza

imola

scomparso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *