FORLI’. La lunga, a tratti snervante, attesa. I “gran rifiuti”, lo scoramento, la chiamata a raccolta dei vertici e l’“ultimatum”, poi il “lampo”. Il Partito democratico sostiene ufficialmente la candidatura a sindaco del magistrato forlivese Giorgio Calderoni, già presidente di sezione del Tar dell’Emilia-Romagna ed oggi giudice del Consiglio di Stato.

Assemblea del Pd

La proposta al Pd di sostenere Calderoni «in modo compatto», è stata avanzata ieri sera dalla segretaria territoriale del Partito democratico Valentina Ancarani, a una settimana esatta dall’ultima assemblea che aveva incaricato i dirigenti del partito di addivenire a una proposta di candidatura nell’arco di una settimana. «La candidatura nasce dal lavoro di confronto e di relazione fatto negli ultimi mesi» dice la segretaria. Perché allora non è emerso prima, come e da chi è arrivata l’illuminazione? «Nessuna illuminazione e nessun suggeritore, è il frutto di un percorso di confronto e networking e quando il nome è stato fatto trattandosi di un così alto profilo, c’è stato bisogno del verificarsi di una serie di contingenze affinché si concretizzasse in una disponibilità. Disponibilità che ora vorremmo assolutamente cogliere». Con questa candidatura il Pd punta appunto a intercettare anche il consenso di altre forze ed espressioni della società civile: «Non saremo solo noi a sostenere questo candidato, noi siamo solo una parte» sottolinea Ancarani. «La sua caratura, l’autorevolezza professionale, il forte legame con la città, è vero che da qualche anno abita a Meldola, ma è un forlivese doc, ne fanno un candidato davvero di valore e che ben incarna l’idea di candidato che avevamo in mente fin da subito: un candidato che non fosse gradito solo a noi ma in grado di aggregare, assolutamente solida, eccellente sotto tutti questi aspetti. Ovviamente il verdetto finale uscirà dalle urne» sottolinea la segretaria del Pd. «Una persona che all’apice della sua carriera professionale decide di impegnarsi per la sua città e per fare questo ha deciso che non sovrapporrà nemmeno un momento della sua professione con la sua nuova posizione di candidato». L’assemblea del Pd, alla quale Calderoni stesso non ha partecipato, ha accolto la proposta in maniera «entusiasta». Con voto unanime il Pd ha dichiarato che sosterrà la candidatura di calderoni «fiduciosi di un esito positivo» alle urne. Insomma più che una speranza.

Balzani pensiero

La benedizione dell’ex sindaco professore Roberto Balzani è arrivata in anticipo di almeno 24 ore via Facebook: «La disponibilità di Giorgio Calderoni a candidarsi a sindaco di Forlì è una buona notizia. Giorgio, consigliere di Stato (un’altissima carica della magistratura amministrativa italiana), garantirà anzitutto serietà amministrativa e legalità e potrebbe dare alla città prestigio e autorevolezza in Romagna e in Regione». Poi lo stesso Balzani aggiunge una considerazione a tratti sibillina: «Non piacerà ai poteri forti di Forlì, che infatti hanno già scelto un altro candidato (come conferma la lettura dei quotidiani locali di stamane, del resto), mai io sono convinto che piacerà ai forlivesi. Forlì torna ad essere un laboratorio politico. Ci attendono mesi interessanti». Probabilmente non ha gradito il fatto che gli sia stata attribuita l’idea di questa candidatura. Oppure semplicemente voleva dire che, conoscendo bene il candidato e il suo rigore, tale da farglielo definire «scomodo» e non gradito ai cosiddetti «poteri forti», il candidato stesso sarà completamente e inequivocabilmente libero e autonomo in ogni sua scelta amministrativa, quasi a dire che altri non potrebbero esserlo altrettanto.

Il profilo

Uscito dalle scene politiche da tempo, Giorgio Calderoni è in realtà sempre stato presente in città, anche negli anni di lavoro nei tribunali amministrativi di altre regioni, in Veneto e in Lombardia prima di rientrare in Emilia Romagna. Come già è stato scritto, Calderoni è nato nel 1950 a Buenos Aires, figlio di emigranti, poi è tornato a Forlì fin da bambino. Sposato, oggi risiede a Meldola, ha un figlio ed è anche nonno. Prima di intraprendere la carriera nella magistratura, negli anni Settanta era stato dipendente del Comune di Forlì, salendo poi di qualifica fino a diventare dirigente. Sempre in quegli anni aderisce a Lotta Continua. Successivamente a inizio anni Novanta, all’epoca in cui fu sindaco Sauro Sedioli, è stato anche consigliere comunale dell’allora Pds. Nel breve periodo da consigliere comunale nella compagine di sinistra, fu antesignano di un attivismo civico che ha segnato la storia della città e coinvolto anche una generazione, anche due, di amministratori successivi (i sindaci Balzani e Drei, e l’assessore Mosconi compresi). Fu infatti fondatore del gruppo Democrazia Novanta a inizio di quel decennio contrassegnato da alcune importati innovazioni in campo amministrativo: dalla riforma Bassanini a livello nazionale, ad alcuni nuovi regolamenti di partecipazione a livello cittadino, di cui fu egli stesso promotore. A Forlì fondò la prima associazione di volontariato civile “Polis” e l’ “Assise cittadina per la partecipazione”, è sempre stato vicino anche alla Fondazione Lewin. Abbandonò ogni carica politica nel momento in cui intraprese la carriera in magistratura, vincendo il concorso che lo portò al Tar del Veneto. Oltre a esercitare come magistrato in diversi tribunali amministrativi, fino ad arrivare nel 2017 al ruoto attuale in Consiglio di Stato, il massimo grado della giustizia amministrativa, è stato professore a contratto e presidente della Scuola di Giurisprudenza del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università di Bologna, dove si era laureato, nonché docente della scuola di specializzazione di diritto amministrativo Spisa. All’attivo ha anche molte pubblicazioni nella sua materia, il diritto amministrativo.

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