L’Anis: «Aprire subito un tavolo strategico per rilanciare l’edilizia»

SAN MARINO. «È urgente aprire un tavolo strategico sull’edilizia, per rilanciarla dopo tanti anni di sofferenza». È ciò che chiede a gran voce l’Associazione degli industriali sammarinesi (Anis). «I dati statistici sono impietosi, con una perdita costante di imprese e soprattutto di personale – sottolinea l’associazione –. Purtroppo ben poco si è fatto in questi anni per invertire la tendenza».

L’edilizia privata

L’analisi Anis muove dall’edilizia privata «occorre velocizzare l’ammodernamento degli strumenti urbanistici e la riforma delle normative immobiliari, anche per aprire il mercato verso l’esterno». Gli industriali si dicono perplessi «sugli ultimi passi normativi del governo: non si può intervenire anche dove le abitabilità concesse da uffici pubblici corrispondevano già all’opera. Questa volontà, unita al solito metodo di “confronto” del governo ha creato un danno al sistema, come già evidenziato dagli Ordini professionali. Un confronto più approfondito può evitare questi errori». E rilanciano con forza «l’idea di un Tavolo per l’edilizia, per comprendere i problemi e individuare le soluzioni condivise più opportune. Il nuovo Prg è un’opportunità per tutti. Inoltre è urgente rivedere normative e procedure per rendere non solo appetibile ma anche più veloce il mercato interno».

Opere pubbliche

«Alla crisi del settore privato fa da specchio la mancanza di risorse per gli investimenti». Così l’Anis «di fronte alla necessità di ottimizzare le spese, chiede che le opere che da finanziare siano vere priorità per San Marino. Ma – ammonisce – devono essere ben chiare le “regole del gioco”, soprattutto se si vuole mantenere aperta la porta anche alle imprese italiane e straniere». Gli industriali si dicono «assolutamente contrari al protezionismo che isoli San Marino, preferendo una sana competizione tra le imprese: ma questa competizione va giocata “ad armi pari”». «Non più rinviabile» viene considerata la riforma degli appalti pubblici. Per ciò «occorre aggiornare il concetto di offerta economica, valutando occupazione, gettito fiscale, monofase…. Non si tratta di privilegiare le imprese sammarinesi, ma di evidenziare che il risparmio di qualche punto percentuale nel costo di un appalto, non sempre è un risparmio per il sistema».

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